Tag Archives: puella dentro e fuori

Fuckin' amazing

Fuckin' amazing

Esistono ancora gli uomini che hanno abbastanza autostima da prenderti per la nuca e baciarti.
Esistono ancora quelli che credono che rischiare una sberla valga la pena pur di baciarti una volta sola.
Esistono uomini che hanno sul cellulare la foto della propria moto e della pripria MG, invece che la foto della ex sulla scrivania.
E che strappano un fiore e te lo portano insieme all’accendino che hai dimenticato la sera prima.

Esistono, ma vivono in Inghilterra.

 

Lettera all'Amore Mio

Lettera all'Amore Mio

Amore Mio Carissimo,

domani sarà il mio compleanno, e tu non sei qui. Mi manchi, Amore Mio Caro, mi manchi immensamente. Quando non sei con me io mi sento vuota, io non trovo la forza di realizzare nessun mio desiderio, da quando non sei più con me io sono svuotata della forza anche solo per desiderare qualcosa. Amore Mio Caro, senza di te io non sono più io. Ed è assurdo questo, perchè quando tu eri con me io ero annullata dalla tua forza cruda, annichilita nel tuo splendore, e tutto quello che ero sceglievo di esserlo per compiacerti, per appagarti. Bastava la tua presenza nuda, Amore, ed io ero più bella: gli occhi più grandi e brillanti, le gote accese, anche i capelli andavano a posto da soli. Il tuo meraviglioso egoismo, Amore Mio, mi manca. Mi manca la tua presunzione, mi manca la tua capacità di asciugare ogni mio pensiero, lasciandolo essiccare piano come in una corona di rose sul tuo altare. E mi manca la tua prepotenza, la forza con cui mi strappavi da me stessa per gettarmi nel mondo, e il mondo erano le tue braccia pronte. Mi manca anche quella tua violenza dolce, di quando tornavo a casa con le gambe piene di lividi tondi, e i segni delle dita sulle braccia, e dei morsi sul seno, mi manca la tua forza di creazione e distruzione che mi anestietizzava da ogni dolore. Ed ora che i lividi tondi e scuri come grossi mirtilli sono spariti, solo il dolore, solo quello mi resta. Non sono mai stata gelosa di te, Amore Mio Caro, Amore Mio Bello, ero orgogliosa di te mentre ti lasciavo girare libero, tutti gli occhi puntati addosso, e io ero orgogliosa. Ed ora non so più nemmeno dove tu sia, se in un ufficio polveroso, o in Costa Azzurra, o magari in un cantiere dell’Europa dell’Est o solo in una nuova casa che ancora odora di vernice fresca. E allora perdonami Amore Mio, perdonami per non averti saputo tenere vicino. Ho lasciato che ti sperperassi, che ti consumassi, che ti sciupassi… ti ho lasciato bruciare libero come chiedevi, e invece avrei dovuto vegliarti e custodirti come il più prezioso dei miei tesori. Ma ora torna da me, Amore Mio Carissimo. E so che sembrerò patetica e sentimentale al tuo superbo senso estetico, ma ti imploro e ti prego: torna da me Amore Mio Bello. Posso restare senza un compagno, senza un uomo, ma non senza di te. Oggi non so dove tu sia, e io non sono più io. Ma domani è il mio compleanno, torna da me.
Non ho mai smesso di credere in te

xxx Mala

Così

Così

Non è passato abbastanza tempo perchè abbia qualcosa di nuovo da raccontarti. Ma tutto è qualcosa di nuovo, ho ancora tante di quelle cose da volerti dire, che ancora non ce ne era stato il tempo. Me le arrotolo sulle dita, e poi vedremo. Come un gomitolo da disfare, chissà se ne avremo la voglia.

Disclaimer: non è per te che mi leggi (autorizzato) dal buco della serratura. Non è per te che mi leggi e non vorresti leggere di me. Non è per nessuno che fisicamente stia leggendo queste parole. Questo è solo per chi ancora non mi ha trovata, solo per dirgli, quando arriverà, che sono preparata e che so bene che già mi ha perduta.

Addio, Lebewohl

Addio, Lebewohl

Non ce la faccio a dirla quella parola, perchè vorrebbe significare metterti nelle mani di un essere lontano e distante, rimetterti alle sue cure distratte e inconsistenti mentre qui ci sono le mie mani vuote che non chiedono altro che poterti cullare il pensiero. Vorrebbe dire scaricare ogni responsabilità, fatalisticamente, e come un gioco di dadi sperare di essersi sbagliati nella scommessa sempre, e che ci sia davvero, che sia pronto ad accudirti, che lo sappia fare meglio di come potrei io. Ma non lo farà. Non meglio di me, lo sappiamo.
Per questo lo direi forse in tedesco, che sia il più sofferto augurio, che parli comunque di vita, di pienezza, di un’ esistenza compiuta e ricca e soddisfatta e di completezza e di star bene. Di vivere bene. Ed è per questo che non lo posso dire, perchè sarebbe contro ogni logica e sintassi augurarti mentre ci perdiamo di star come solo insieme è possibile.
Lebewohl, addio.
Lo scrivo. Che almeno non vale, o non quanto dirlo.

Ripensandoci

Ripensandoci

Mi ha dato i brividi la scena in cui Kaspar prende il neonato in braccio e le lacrime iniziano a rigargli il volto mentre dice "Madre, vengo sopraffatto da ogni cosa".

Apro l’armadio, il cuore mi cade nello stomaco mentre sento il profumo e non lo collego immediatamente alla maglietta ben ripiegata sul ripiano. Mi giro, nell’istinto sciocco che contro ogni razionalità mi allerta della tua eventuale presenza. E questa volta invece di ridere di me penso che vorrei incontrarmi fuori, all’aperto, mentre inseguo il mio naso e corro da un marciapiede ad una stazione e vorrei fermarmi e farmi una carezza sulla guancia e dirmi "Vedrai, andrà tutto bene, è andato tutto bene, vedi?"

Ho venduto la voce per una moneta di dolore

Ho venduto la voce per una moneta di dolore

Angherizzare sistematicamente le mie mani, con attenzione e meticolosità. Quasi fosse una missione, un compito, una consegna precisa. Per ben ricordare che di carne sono fatta, non solo di caffeina-nicotina-alcool e parole confuse. Le mie dita che erano zuccheri canditi da succhiare piano, e invece il sangue mi fa sempre un po’ impressione, soprattutto se è il mio. Togli il lenzuolo, non guardare e raccontami che non è il mio, e anche il sangue non c’è più. Restano solo le mie mani martoriate. Ogni passo sulla tastiera, passi laterarli di cui ormai sono maestra, ogni passo mi ferisce un po’ più a fondo perchè mi ricorda che il male che provo sono io a cercarlo e ricrearlo in sfumature annoiate e costanti.

Ad ogni passo sembrava che le mille lame di mille coltelli le ferissero i piedini affusolati. 

Reloaded

Reloaded

Com’ era il vino? Freddo?
Com’ era il pesce? Crudo…
Com’ è che continua, questa volta?

Menefottotreccazzi.

Hew…

(Non rompete le palle, non sono cripitica, sono solo rapida dato che scrivo da pc non miei. E non riesco a leggere tutti i messaggini rossi, come dice lf oramai con me si può parlare solo in pubblico. Just in case you give a fuck…)

Alcandro, lo confesso: stupisco di me stessa!

Alcandro, lo confesso: stupisco di me stessa!

Il volto, il ciglio,
La voce di costui nel cor mi desta
Un palpito improvviso
Che lo risente in ogni fibra il sangue.
Fra tutti i miei pensieri
La cagion ne ricerco, e non la trovo.
Che sarà, giusti Dei!, questo ch’io provo?

Ebbastaeh! Sono passati i tempi di quando si viveva tutti in un film di Muccino! Ho messo la me stessa adolescente sotto stretta tutela della me stessa responsabile delle relazioni tra Mondo di Fruttolo e Mondo Reale. Butto via Moccia e mi ispiro a Cioran. Son progressi necessari per il bene superiore.

Non so d’onde viene
Quel tenero affetto,
Quel moto che ignoto
Mi nasce nel petto,
Quel gel che le vene
Scorrendo mi va

E’ colpa di tutto il Mozart che ascolto se il mio pensiero laterale prende sempre il sopravvento. Tanto che quando riesco ad essere lineare non mi capisco e mi incaglio. Ultimamente inizio però a domandarmi se "creativa" sia una forma di insulto 2.0.

Nel seno a destarmi
Sì fieri contrasti
Non parmi che basti
La sola pietà.

Prossimamente su questi schermi (i vostri):
- Mala va ai colloqui di lavoro
- Mala ride ai colloqui di lavoro
- Mala torna dai colloqui di lavoro
- Mala non troverà mai un lavoro, però è taaanto creativa

Oooh, she takes care of herself, she can wait if she wants, she' s ahead of her time

Oooh, she takes care of herself, she can wait if she wants, she' s ahead of her time

Oooooooooooh
and she never gives out
and she never gives in
she just changes her mind

Però su una cosa posso sempre fare affidamento, come una certezza incrollabile. Ogni due mesi, mi tagliano l’ADSL. E sono cose.

 

Dream a little dream (of me, of course)

Dream a little dream (of me, of course)

Stars shining bright above you
Night breezes seem to whisper "I love you"
Birds singing in the sycamore tree
Dream a little dream of me

La conosco bene quella sensazione di promessa non mantenuta. Di quando ci si sente dalla parte del debitore. Per questo tendo a non fare promesse, o dichiarazioni d’intenti. Altri ne hanno fatte troppe per me, e non poterle compiere mi dà quella sensazione di avere un bruco che cammina avanti e indietro vicino allo stomaco, solletico e nausea e grande dispiacere. Quanto vorrei chiedere scusa al mondo, e trovare delle giustificazioni.
Mi dispiace, non ero io. Erano le mie mani a fare promesse, e io non le so mantenere. Chiedete a loro.
Mi dispiace così tanto, ma erano le situazioni a parlare, non ero io.
Ma non c’è giustificazione che tenga, perchè io resto comunque in credito verso quelle mani e quegli sguardi protesi, verso quelle aspettative che non ho cercato.
Vorrei avere promesse mie da mantenere, per una volta, liberandomi, per una volta, dal peso lieve e costante di essere una promessa non mantenuta. Per una volta sola.

Say nighty-night and kiss me
Just hold me tight and tell me you’ll miss me
While I’m alone and blue as can be
Dream a little dream of me

Tutto vero. Tranne la parete in cartongesso. Tranne quell’enorme bottiglia di latte sulla scrivania di cui mi chiedi conto. Ma quando dici "Si sta benissimo, si sta così bene che vorrei starci dietro a questa cosa" ti rispondo solo "Si sta così bene che vorrei fossi sveglio nel dirmi le stesse parole". Roma, Londra, Cannes. Io resto qui, a mancarti, e farmi mancare te. Mi basta sapere che in un foreseeable future tu tornerai non solo qui, ma anche a me. E’ una promessa piccola. Ce la facciamo?

Stars fading but I linger on dear
Still craving your kiss
I’m longing to linger till dawn dear
Just saying this

L’occasione perduta che non torna più. Il tempo sprecato. La rincorsa a ritroso nel farsi delle colpe. Ma a ben vedere hic et nunc siamo in tempo per recuperare questo. Per recuperarlo prima che sia domani e sia parte di una contemplazione postuma. Non lascerò che si vada a sommare a quel fardello di esperienza che si fa sempre più ingombrante e sempre meno gestibile. E’ il mio modo razionale ed ottimista di affrontare almeno il foreseeable future. E’ una promessa piccola. Ce la faccio. Nel senso che sì, ci riesco. Ma anche nel senso che è una promessa piccola, e la faccio a noi.

Sweet dreams till sunbeams find you
Sweet dreams that leave all worries behind you
But in your dreams whatever they be
Dream a little dream of me