Verrà la notte

Verrà la notte
*Quando continuerà
il tempo dove tu manchi,
senza nostalgia
di strofinare i tuoi fianchi;

Non controllare il fiato, non trattenere il respiro. Devo imprare di nuovo a respirare quest’aria. Come uno strano anfibio dalla pelle apparentemente liscia, riadattarmi all’acqua e all’aria, senza affogare in nessuna delle due. Senza le lacrime a confortarmi e senza brezze di mare a seccarmi le squame che oggi porto con l’orgoglio di chi porta un segno. Tornerò ad essere animale di palude, ad intrecciare di ortica i miei capelli. A leccare i polsi vicino alle vene, vicino alle mani, nello snodo misterioso dove il sangue si trasforma in gesto. A dondolare nel vento, nascosta tra i giunchi.

quando ti fermerò
tra i due miracoli
di averti amata e perduta,
e lì ti schiaccierò
e lì sarai finita…

E poi di nuovo arriverà il rumore della battaglia. E lo stridore delle lame, e l’odore delle corazze in cuoio. Il sapore del metallo sulla lingua, sapore di ferro e sangue mescolati, tanto simili. Perchè io sono sempre stata lama, lacerante, tagliente, a volte spuntata. Io la lama, impugnata e brandita. Io la lama, che affonda senza sentire dolore. Ma quel calore dolce che mi avvolge quando il mio Signore mi porta in battaglia, quel calore di carne che mi fa accoccolare nel ventre del nemico ed amarlo. Io la lama, macchiata e poi pulita. La mano del mio Signore a stringermi salda, quando insieme urleremo il grido per lanciarci nella battaglia.

Quando di questo amore
saranno sparse le foglie,
e morirà l’orgoglio
nel mio inventario di stelle;

Mi chiamerò nei mille nomi che non hai saputo inventarmi. Non sono la bussola, e non sono la stella. Non sono il cammino, non sono la mappa, non sono la strada. Non sono nemmeno il compagno di viaggio con cui dividere i silenzi. E non sono l’oste da truffare mentre tenta di truffarti. Non sono la dama di rapida compagnia, non chiedo monete dopo averti accolto nel mio letto. Non sono il sentiero, non sono il bosco, non sono lo steccato. Non sono l’ostacolo e non sono la meta. Io sono il Nord.

quando ti avrò battuta,
cacciata sulla luna,
dimenticata per sempre
e avrò cantato il giorno
che tu non sei più niente…

Successe una volta che per caso morii. Successe due volte che mi vennero a prendere. Successe tre volte che mi cantarono in versi e struggenti armonie. Successe cinque che mi si perse di nuovo. Le vostre cetre maltrattate, non valgono nulla contro la mia capacità inflessibile di restare immutata. Da qui dove sto, vedo i vostri affanni nel rincorre nuovi amori. Da qui dove sto, non posso morire di nuovo. Verranno sei volte in cui mi danzerete le mani e i capelli. E sette di nuovo in cui sarò amata. E poi altre otto in cui di nuovo fraintesa resterò immutata e tenace nella mia ombra, impossibile da saccheggiare. E nove poi più, come le vite dei gatti. O le loro code.

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi.

Io viaggerò l’inverno
io giocherò con il mio cane;
mi vestirò di nuovo
sentirò sete e avrò fame,
quando aprirò la stanza
dov’ero chiuso a chiave
fra le tue immagini spente
e sarò "io": quel giorno
che non sarai più niente…

Cupio dissolvi. Avete mai immaginato Romeo e Giulietta diventare vecchi assieme commentando il tg? Avete mai creduto che Tristano e Isotta potessero litigare su chi non ha innaffiato la pianta, o chi avrebbe dovuto chiamare la babysitter? Io sì, un pochino sì. Io non ci credo alle tragedie. Neanche ai melodrammi. Io penso che da qualche parte in realtà ci siano due vecchietti che si contano le rughe attorno agli occhi ridendo dei tempi visti assieme. E delle piante lasciate morire sul balcone. Cupio dissolvi.

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi

*Verrà la notte e avrà i tuoi occhi, R. Vecchioni

6 Responses »

  1. Non ti leggo da molto, anzi direi da mai, ma leggerci del dolce qui…..

    Io leggo, se proprio devo dirlo, del grande amore per te stessa o perlomeno che ci stai provando.

    Sappi che i miei commenti inutili sono i migliori di tutti :D

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