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Malapuella si accultura

Malapuella si accultura

Soprattutto non potendo scegliere se concentrare i miei sforzi nell’ultima mezz’ora di proiezione nel tratteneremi dal prorompere in uno sfrenato riso isterico o nel fare il tifo perchè a furia di schlagen und dolchstichen finalmente Kaspar rendesse l’anima al Signore. E tutto ciò, strano ma vero, senza nemmeno essere in preda al solito attacco da pisciolite epica che tipicamente mi assale nei cinema.
In ogni caso.
Si sa che io sono una creatura cinematograficamente inferiore, e ben conscia del mio limite sarò io stessa in futuro ad opporre un fermo rifiuto ai vani seppur lodevoli tentativi di emanciparmi dal mio stato di minorità con proposte quali: "C’è un’ interessantissima retrospettiva di proiezioni di Herzog allo Spazio Oberdan". Perchè? Perchè? Perchè mi lascio coinvolgere entusiasta?
Come se non mi fosse bastata la proiezione della "Passione" di Pasolini restaurata, o la visione della "Corazzata Potemkin" con accompagnamento musicale dal vivo. Non imparo mai dai miei errori. Voglio sguazzare beata nella mia ignoranza. E soprattutto, se questo film non viene proiettato da non so quanti decenni, il dubbio che ci sia un valido motivo alla base di questa scelta avveduta e assolutamente condivisibile avrebbe dovuto sfiorare la mia mente logica e instillarmi quantomeno un’ombra di scetticismo e senso critico.

Appunti di scarsa rilevanza: Herzog significa Duca. Questo deve aver influenzato in qualche modo il mio subconscio nelle ore a seguire.

Presunzione è…

Presunzione è…

veder portare un bellissimo mazzo di gerbere e girasoli, compiacersi della bravura del mittente nell’ indovinare il mio gusto, e fare una smorfia di disappunto quando il fattorino passa oltre e anzichè venire a consegnarli al pianoforte si dirige verso l’ascensore. Pensando che abbia sbagliato direzione, e solo in un secondo momento realizzare che *forse*  non erano per me.

Se mi rilasso collasso

Se mi rilasso collasso
Mi piace da impazzire questo desiderio di esserci che si nasconde male.
Mi piace e mi tortura, e mi fa ridere di ogni frase scappata e poi riformulata e interpretata allo specchio deformante delle diverse esperienze che sono poi tutte uguali.
E la negazione del volerci essere, che si allunga come un tentacolo a riacciuffare indietro le parole e i gesti, mi fa ridere anche questo.
Tre passi avanti, due indietro. E non ci crede nessuno, eh, se non ci credo nemmeno io che dovrei essere quella più cinica e crudele… e invece rido.
Tenere le distanze per finta, che si sente che è proprio una decisione presa a tavolino, mentre tutto intorno sembra che ci faccia il tifo e persino la hola.

E attenzione concentrazione ritmo e vitalità

devo dare di gas voglio energia
metto carbone e follia
se mi rilasso collasso
mi manca l’aria e l’allegria e perciò

attenzione concentrazione ritmo e vitalità


Ho preso a fare tantissime cose, tra cui la ratatuille. Organizzo feste. Organizzo cene. Vedo amiche, vedo amici, se non lavoro esco, mi spargo attorno come se di colpo fosse ancora il 1999. Come se di colpo fosse ancora il 1999 ma con addosso tutto quello che è stato in quasi dieci anni. In cui non mi sono mai risparmiata, è vero, e da dove la prendo questa fottuta energia e questa fottutissima voglia di non risparmiarmi di nuovo non si sa.

odio il pigiama e vedo rosso
se la terra mi chiama non posso
restare chiuso fra quattro mura
ho premura di vivere perciò

E attenzione concentrazione ritmo e vitalità

sto fermo un giro non passo dal via
piuttosto non gioco e vado via
fuori dal vaso fuori di testa
ho sempre un piede sul motore
devo dare di gas voglio energia
metto carbone e follia
se mi rilasso collasso
mi manca l’aria e l’allegria e perciò

Quasi che veramente se mi fermassi proprio ora sarebbe perdere un momento prezioso. O forse è solo la rinnovata consapevolezza che ogni momento è prezioso. Sono una trottola, di nuovo, ma questa volta sul puntale è fissato un pastello a cera che disegna spirali arancioni. Spirali e volute che incornicano gesti e parole, perchè voglio lasciare sempre di più un segno, che sia chiaro che il mio passaggio non è casuale, non può mai esserlo. Contornate in arancione, sul mio pavimento, alcune frasi.

I’ve got a right to sing the blues.
Voglio sì, certo che lo voglio, che mi accompagni a fare la spesa. Non ritrattare.
Chissà se esiste ancora lo Yar, posto strano.
Family man. <da leggere con scrollata di spalle e sguardo insolente>
Mi cedono le ginocchia.
Parlo dei miei passati amori con il sorriso. Sempre.
Nada te quita lo bailado.
Nada te quita lo bailado.
Nada te quita lo bailado.

Che voglia di ballare ancora, Valentina gambe lunghe per ballare, ogni ballo un grande amore, che voglia di ballare ora, perchè ora, se mi rilasso, collasso.

Patata-onigiri

Patata-onigiri

- Sei in partenza? Vai al mare?
- Errh, veramente no…
- Ah, beh! Ma allora andrai in piscina!
- Ma… anche no. Non ci vado dall’ ’86…
- Ok, allora non sgambiamo tanto…
- Ecco, grazie, non tanto.
- …
- …
-
STRAP
- Uargh!
- Male?
- Peggio
- Ma vedrai… il fidanzato sarà contento!

Più tardi

- Amore, che c’è stasera?
- Sushi

Un anno fa, mercoledì

Un anno fa, mercoledì
Un anno fa a quest’ ora non pioveva come adesso.
Un anno fa non avevo già finito le lezioni, le finivo proprio oggi.
Un anno fa c’era il sole, io piovevo dentro.

Avevo un paio di jeans che mi stavano benissimo. Ora non li posso mettere più perchè mi cadono, e con la cintura stanno davvero male.
Mi ricordo tutto, tutto, tutto di quella giornata.
Esempio.
- ma lo reggi bene l’alcol…
- abbastanza
- un giorno voglio farti ubriacare
- va bene, vediamo, non sarà facile
- preferisci il vino bianco o rosso?
- dipende con cosa… ma mi stai invitando a cena?
- se paghi tu…
Esempio due.
- sei andata a fare la spesa?
- no, è un regalo che mi hanno fatto le mie allieve, oggi ho finito le lezioni
Esempio tre
C’era un bel tipo sul tram. Non sapeva la sua fermata, e nemmeno io la mia. Abbiamo riso.
Esempio quattro.
Ci avrei scommesso che oggi, a distanza di un anno, non ti saresti ricordato le tue parole e tutto il contorno. Avevi una camicia azzurra, con le maniche un po’ arrotolate, il cellulare tamarro, le mani più magre. Io invece, come vedi, mi ricordo tutto. Non solo di quel giorno. Di tutti i giorni fino ad ora.

Con chi non ci avrebbe scommesso una monetina di rame, con chi già mi chiedeva cose che nemmeno io potevo immaginare, con chi era al di fuori di quel piccolo miracolo che stava per accadere, con chi non si  accorgeva di nulla e chi voleva avere l’ultima parola.

Non lo so, non lo so. Continuo a pensare a te come ad una fortuna inaspettata.

No, un anno fa a quest’ ora non stava piovendo come adesso.
Ma anche se ora piove, cosa conta? E’ un anno che sono felice. Non mi serve il sole.

A difesa della coppia (d'assi)

A difesa della coppia (d'assi)
Forse è vero che in una coppia, per quanto la complicità sia un elemento irrinunciabile, è bene mantenere spazi riservati.
Forse è vero che ci sono momenti o situazioni che non vorremmo condividere con la persona che amiamo, e questo non significa amare meno.
Forse è vero che alcuni tabu sia bene non vengano mai infranti, che certi limiti non vadano oltrepassati, che certe divagazioni personali, private, restino un mistero per l’altro.
Sono cresciuta con la lezione di Babe, "Questo è il mio spazio, questo è il tuo spazio".
Ma accompagnare il proprio uomo al pokerino con gli amici ed assisterlo mentre perde denari al giuoco, non ha prezzo.
E per fortuna, per tutto il resto c’è Mastercard.

Figure e modi validi del sillogismo

Figure e modi validi del sillogismo
La luce nei chiostri era sempre troppo slavata, la biblioteca era sempre un po’ troppo satura di ormoni, le voci sempre squillanti, le bacheche troppo colorate.
Io per decorarmi avevo scelto filosofia.
Per chiudermi in una torre silenziosa di pensieri. Per farmi catturare, prigioniera, per ridurmi ad una candelina pallida e sottile consumata nello sforzo di comprensione e ricerca.
Troppi pappagalli, troppe pose, troppa gente, troppa ignoranza, troppa voglia di emergere, troppi falsi artisti, troppi falsi intellettuali, troppi atteggiamenti, troppi modi di dire, troppi modi di fare, troppi modi di essere sempre banali nello sforzo sterile di volersi distinguere.
Quando io apro un libro, voglio ancora sentrimi un monaco. Quando apro un libro, non ho più i capelli lunghi e il sorriso, ho solo un sentimento piccolo piccolo, piccolo desiderio di immolare le mie sinapsi allo sforzo, consumandomi in ogni piccolo mistero prosciolto, piccolo sacrificio di vanità.

Barbara, Celarent, Darii, Ferioque: lava i miei peccati
Cesare, Camestres, Festino, Baroco: monda i miei pensieri
Darapti, Datisi, Bocardo, Ferison: annulla la mia ambizione
Bamalip, Calemes, Dimatis, Fesapo, Fresison: inghiotti la vanità del mondo
Consumami come una candela pallida.

Cromatismi e Cromagnon

Cromatismi e Cromagnon
- Secondo me sei davvero daltonico
- Ancora? ma se te l’ho spiegato mille volte…
- Sì, lo so, l’hai letto su Focus: gli uomini non distinguono le sfumature di verde. Il verde menta, il verde salvia, il verde pisello, il verde prato, il verde muschio nella vostra percezione si equivalgono.
- Oh, brava, l’hai capito. E allora?
- E allora, qui non stiamo proprio parlando di verde!
- Maddài! Sei pesante! L’incrocio era libero, la visibilità ottima, e il semaforo era appena appena diventato giallo!
- Ma lascia perdere come guidi! Non è nemeno questo! E poi, quello che tu ti ostini a chiamare giallo del semaforo è in realtà arancione. A-ran-cio-ne, a-r-a-n-c-i-o-n-e! Ti dice nulla?
- ‘Mboh…
- Eppure è stata un’idea tua, Spad! "Perchè all’aperitivo per riconoscerci non portiamo ognuno qualcosa di arancione? La cravatta, un fiocco, un libro, un’arancia…" Cariiino! Bell’idea clap clap! Peccato che adesso che mi hai fatto indossare questa fascia per i capelli che nemmeno negli anni ottanta, mi fai pure fare la figura della gioppina! Perchè tu non hai niente di arancione addosso? Eh?
- Come no?!? Guarda bene…
- Allora: giacca grigia, camicia azzurra, cravatta rossa, pantaloni neri… ma che, ti sei vestito al buio?… calzini: ovviamete bianchi, libro viola in tasca, marsupio giallino, scarpe marroni, nastro-appendi-chiavi fucsia… Niente di arancione!
- E invece sì, eheh…
- No! Non mi dire che… non avrai mica messo  queste spero! E non avrai mica intenzione di mostrarle?!?
- Mannò! Dai , guarda bene…
- Dove?
- Questo…
- Il cocktail?
- Eheh, dai, quanto sono avanti?
- Ma… Spad… è un cubalibre!
- …
- Parliamone, ma sei davvero daltonico?
- …
- …
- … vabbè… arancione scuro?

Per il come, il dove e soprattutto il perchè chiedete a lui, a lui oppure a lui.