Occhi veri

Occhi veri
Te lo chiederò, perchè davvero a me sembravi felice. Ricordami di domandartelo, perchè c’è il caso che io sia disordinata e mi perda domande e biglietti. Tante volte poi leggo tra i sorrisi e tra le dita quegli spazi vuoti che vibrano di vita allegra, e allora magari mi sembravi solo felice senza esserlo. Però mentre camminavi avevi il passo baldanzoso e  distratto, anche un po’ sornione, e il fango non era altro che acqua e terra impastate della luce del mattino e per quello brillava sotto ai piedi. E le papere non facevano richiami chiassosi, ma lasciavano scie azzurre, e davvero, mi è parso di leggerla nei riflessi di piccole onde la parola felicità. Tenersi la mano, il gesto consueto rinnovato nello stupore. Magari è uguale anche la felicità: nulla si inventa, nulla si trasforma. E allora te lo chiederò piano in punta di parole, che messe in fila sembrano molto più grosse e pesanti, macigni a confronto del loro senso lieve e svaporante. Sei felice? E te lo chiederò tanto piano che non penserai di aver sentito, solo immaginato, e la risposta sarà solo nei tuoi occhi, che solo ieri ho scoperto essere verdi. Veri. No, verdi. No. Veri.

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