Le avventure di Caio e Puè

Le avventure di Caio e Puè

Avevo già approntato il mio programma della mattinata, che ruotava attorno a tre punti cardine: riordinare la cucina, andarmi a prendere la pizza e soprattutto andare a comprare il dentifricio. E invece.
Stava rannicchiato davanti alla porta di casa, un po’ di lato, come a nascondersi. All’inizio non capivo bene se fosse un calzino evaso o un gomitolo di polvere gigante, e mi sono avvicinata furtiva chiedendomi " ‘se l’è quel rob chi?" quando, con una sorta di illuminazione epifanica, ho realizzato che si trattava di un uccellino, probabilmente caduto dal nido.
Uccellino, ‘nsomma. Aveva le dimensioni di un pollo. E, oltre ad essere davvero brutto, mi guardava pure storto. Diciamo che non c’è stata subito una grande simpatia reciproca. Con ‘sto sguardo di sfida, mi fissava quell’impunito, del tutto ignaro di come si presentava al mondo: grigio scuro, mezzo piumato e mezzo peloso, con il becco lungo e bitorzoluto assolutamente sproporzionato rispetto al crapino rosato e guarnito di pelucchi grigi e strani, lunghi, orridi fili (capelli?) gialli.
"Mamma che brutto che sei!"
Appena pronunciate queste parole però, mi si è come spalancato il cuore. Ho pensato alla storia del brutto anatroccolo, che poi diventa un cigno meraviglioso, e a quante volte io stessa mi sono sentita un brutto anatroccolo, e a quanta ingiustizia c’è nello schernire una povera creatura indifesa solo perchè il suo aspetto è, diciamo, carente di appeal.
Allora l’ho raccolto, piccolo pulcino spaventato, l’ho avvolto in uno strofinaccio e messo al sicuro da Camilla il Bassotto Assassino che bazzica la zona, e ho organizzato il modo di salvarlo.

- Pronto Amore! Dimmi, veloce, la strada per arrivare dal veterinario!
- Pronto, ciao… ma cos’è, l’aiuto da casa di "Chi vuol essere milionario"? Ciao, come stai, mi manchi, non si usa più?
- Dai che non c’è tempo da perdere che arriva Camilla la Sanguinaria e mi sbrana il piccolo Caio
- Ma sei impazzita? Mi spieghi cosa succede?
- Niente, ho trovato Caio davanti a casa, e adesso lo devo portare dal veterinario
- Ma chi è Caio?
- E’ un pulcino, un uccellino caduto dal nido… è bellissimo!
- Guarda che non lo possiamo mica tenere! E poi sarà un piccione schifoso…
- Non è un piccione, ha i fili gialli in testa! E’ un uccello raro e bellissimo e io lo salverò!

Ottenute le informazioni necessarie mi avvio verso il veterinario con il fagottino contenente Caio in braccio. Attraverso la tela ruvida dello strofinaccio sentivo il suo cuoricino spaventato battere veloce, per poi acquietarsi, finalmente fiducioso. Camminavo svelta, tenedolo coperto ma stando bene attenta che potesse respirare, e intanto gli facevo forza.
- Non morire, Caio, non morire. Adesso andiamo dal dottore che mi spiega cosa mangi e poi ti rimettiamo in forze. Diventerai un bellissimo falco, e andremo in giro io e te, e tu starai sulla mia spalla e tutti ci guarderanno passare e diranno "Ecco Caio e la Puella, la falconiera dell’Ortica!" e si inchineranno alla tua maestà. O forse diventerai uno splendido corvo dalle piume scure e lunghe come le notti d’inverno, e io la tua Morrigan, e mi rivelerai il futuro. O forse sei un airone, piccolo Caio, e allora presiederai il giardino con aria distaccata e piena di sussiego, sulle tue zampe esili ed eleganti…

Finalmente eccoci dal veterinario.
- Cos’abbiamo qui?
- Un piccolo uccellino… dev’essere caduto dal nido, l’ho trovato davanti alla porta di casa
- Vediamo… mamma che brutto che è!
- (maccome?!?!)
- Sì, è un pulcino di piccione…
- (maccome?!?!?!?!?!?!)
- Abbastanza  grande… non è ferito… però allevarlo in casa non si può…
- (MACCOME?!?!?!?!?!?!?!??)
- Sai, preparargli il pastone, imboccarlo: uno si fa un culo così, scusa il linguaggio, poi magari si affeziona pure, l’uccello muore e ci si rimane male!
- …sniff…
- No, dai. Vedi? E’ già grandicello, si sa nutrire da solo. E poi bisogna lasciare che la natura faccia il suo corso…
- …sniffsniff… ma… Caio…
- L’unica preoccupazione che puoi avere riguarda i predatori: se non incontra cani o gatti, vedrai che sopravviverà e fra qualche giorno potrà volare e vivere la sua vita felice!
- Allora… sniff… dove lo devo portare?
- Mah, va benissimo un posto dove non ci siano altri animali, magari un po’ isolato, con tanto verde. Tipo Piazzale Susa.

Ho capito. Il veterinario rema contro. Piccolo Caio, altro che Piazzale Susa. Ti porto al parco, ti porto al Forlanini dove troverai tanti altri piccoli uccellini, farai amicizia e inizierai la tua nuova vita.
Andiamo.
Già.
Dov’è il parco Forlanini però?
Chiediamo all’autista della 38!
- Buongiorno!
- Buongiorno!
- Questo va al parco Forlanini?
- Sì
- E mi dice lei dove devo scendere? Mi fa vedere la strada? Perchè, sa… io non ci sono mai andata…
- Certamente! Ma… posso vedere? Cos’hai lì in quel fagottino?
- E’ un uccellino caduto dal nido. L’ho chiamato Caio, adesso il veterinario mi ha detto di portarlo al parco e liberarlo là… poverino: mi fa così tenerezza
- Posso vederlo… oh! Mamma quanto è brutto!

E così ti ho portato sotto i grandi alberi, all’ombra. Altri uccelli cantavano, nella giornata di sole. Ti sei sgranchito le alucce e le zampine, piccolo Caio, batuffolo informe di piume e pelucchi. Hai zompettato un po’, senza perdermi di vista, con quel tuo occhietto furbo e vispo, con quello sguardo da impunito. Mi sono allontanta di qualche passo. Tu ti sei girato, come un ultimo saluto, compagno fiducioso di un’avventura troppo breve. Ti sei messo a becchettare per terra, e ho capito che era giunto il momento di farmi da parte, e lasciarti ad esplorare la tua nuova casa, il tuo nuovo mondo, anzi: il mondo, che aspetta solo te, ad ali spiegate nel vento. Addio, piccolo Caio. Non starò in pensiero per te, ma qualche volta sì, lo sai che ti penserò, e ti immaginerò cresciuto e forte.

- Sai, pensavo che è bello
- Cosa?
- Quello che hai fatto oggi, con Caio… probabilmente io, o anche il veterinario e l’autista della 38 ce ne saremmo fregati
- Eh, lo immagino
- Invece tu ti sei presa cura di lui, l’hai accudito, hai perso tutta la giornata per quel piccolo mostriciattolo…
- Beh, non avrei potuto fare altrimenti. Era giusto così.
- Lo so. E’ per questo che ti stimo come persona, come donna. E’ davvero encomiabile questa tua dedizione alle giuste cause, questa tua passione incondizionata per gli uccelli.
- ….
- ….
- …. Amore, era volontariamente una battuta? O posso mettere le risate registrate?

7 Responses »

  1. …mentre leggevo la mia memoria ricostruiva lentamente un’odore..un sapore…erano merli alla cacciatora con contorno di patate…

    …mi sa che stò mangiando troppa carne ultimamente..

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