La valle

La valle

Non aggiungerò le mie maledizioni a questa terra già maledetta dal clima e dalla storia. Appoggio i piedi con cautela sulla terra ghiacciata, sapendo che qua sotto da qualche parte dovrebbero esserci le mie radici. Guardo il fiume e lo trovo brutto, molto più brutto di come doveva sembrare prima, quando dicono che scorresse rosso di sangue. Piano piano il fiume si è rubato il suo posto, quando i ghiacci si sono ritirati, lasciando questi due lembi chiusi di montagne a pesare sulle nostre teste. Mi fa sempre male stare più di poche ore nella valle: poco sole, poca luce, questi mucchi di terra enormi che stringono ogni visuale ai fianchi. La lingua, che è poi la mia lingua, quella delle origini e delle filastrocche e delle ninnananne e delle storie di spavento, dura come un sasso. E ci sono sassi ovunque, e mille modi per chiamare ogni specifico tipo di sasso. Ovunque mi giri vedo sassi, sassi sul selciato delle strade, sassi che affiorano dal fiume, muri delle vigne fatti di sassi, tetti delle case fatti di sassi, sassi che sbucano tra gli alberi morti, sassi lunghi e lisci che sono i fianchi delle montagne nude dove il vento la pendenza e la mancanza di luce non hanno lasciato che gli alberi si riuscissero ad aggrappare. E con lo sguardo stretto chiuso tra queste montagne crude e sassose mi si stritola il cuore, e allora per dargli sollievo con una vista più ampia alzo lo sguardo in alto,  al cielo.
La valle ti tiene schiacciato con i suoi sassi. O ci resti, con il muso incollato alla ruota a macinare anni cupi e pensieri, o alzi la testa e lo sguardo al cielo e te ne vai.

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