Garri Kimovič

Garri Kimovič
Riquadri bianchi e neri per danzare una nuova danza.
Ero pedone, quando attraversavo col naso all’insù poco attenta ai tram che mi volevano accarezzare.
Ero torre, di lingue straniere e superbia, crollata sotto il peso delle mie ambizioni sbilenche.
Ero cavallo. Epona il mio nome, qualcuno lo scoprirà, io non lo dirò. All’alba, attendo.
Ero alfiere. Scegliere un Hombre vertical, disegnarsi come Mujer horizontal, e invece poi muoversi sempre in diagonale. Che strana la vita. Che buono il Negroni.
Ero regina, di poche caselle e piccola corona. Un diadema di intelligenza e ironia, si frantuma ma non si depone mai.
Però occorre che qualcuno mi spieghi le regole del gioco adesso.
Adesso che non sono più una pedina, e voglio diventare Kasparov.

12 Responses »

  1. non ci sono regole del gioco, o meglio, continuo a credere che non ci debbano essere regole oltre il rispetto. Se si ama non si è pedine e se si è amati non si deve diventare giocatori. L’amore è un altra cosa, è la consapevolezza dell’altro dentro se stessi. Cosa vuoi? Un uomo che ti ami con cui giocare? allora soffrirà e non lo meriterebbe.

    Se non ti ama giocherà anche lui e allora il tuo supposto cambio di ruolo non avrebbe senso. Ne vincitori, ne perdenti. Ne pedine, ne giocatori.

  2. Boots, sorella mia, se le trovo considerati già fotocopia-e-bigino-munita!

    pbnfrt, sempre lui, Kasparov :D

    Simone ma te stai scherzando?!? sei troppo gggiovine per arroccarti su…

  3. Saggissimo Anonimo:

    sante parole. Finchè mi chiedi cosa voglio. E io, oramai si dovrebbe sapere, io NON voglio. Che non vuol più nemmeno dire che non voglio una cosa in particolare o che non voglio nulla. Solo, non è un verbo che mi si addice.

    Il resto sì, lo condivido appieno, e apprezzo le tue parole anche se mi spiaccico contro la mia stessa ironia amara, e oramai si dovrebbe sapere.

    Ma il volere no, è sempre stato pochissimo cosa mia ed ora non lo è più del tutto.

  4. Per me, in ogni caso, le regole del gioco conviene sempre conoscerle. E pure bene. Poi, volendo, oppure amando, oppure per il semplice gusto di farsi inghiottire dall’ignoto e dall’oscuro, si può deliberatamente decidere di ignorarle tutte, di trasgredirle.

    Ma anche questa scelta è opera di strategia…Essere kasparov rende liberi. E fa soffrire. Comunque. In bocca al lupo. Mia.

  5. Vorrei che tali regole venissero elencate, spiegate ma soprattutto indicando come dove quando dovrebbero essere applicate. L’ignoto non esiste, c’è solo il presente fatto delle cose che sentiamo e che ci spingono ad agire, alle volte sbagliando, ma gli errori non sono eliminabili dalla vita. Se mi fossi comportato cosi, se avessi detto cosà, se il giorno in cui l’ho incontrata/o me ne fossi stata/o a casa, se avesse/i continuato ad amare…le regole si formano giorno dopo giorno e sono quelle attraverso le quali le persone comunicano stabilendo come stare assieme. Se sono uno stronzo, resto stronzo, se non voglio stare in una coppia non ci sto in una coppia, anche se l’altro applica delle regole e se pure ci restasse, tutto sarebbe il risultato di un calcolo. E’ la mattina non mi voglio svegliare con il pensiero di quale mossa devo fare perché lei resti (restasse, l’ho fatto ma non ha senso) o faccia qualcosa per me. Diverso è il compromesso delle vita quotidiana, di due persone diverse che sono (si) scelte per stare assieme, altro e se ci devono stare assieme. Si è in due, sempre. Altro è il GIOCO, il gioco è puro divertimento. Essere Kasparov non rende liberi rende schiavi delle mosse dell’altro per vincere una partita. Certo esiste la patta, ma si gioca per vincere non per fare la patta. E’ in amore c’è qualcuno dei due che deve vincere? Se cosi è non è amore, ma naturalmente è solo la mia opinione.

    l’anonimo del post #2 o Luigi

  6. Luigi, tu stai riducendo la questione di non vivere da pedina ma da regista, ad una strategia alla Beautiful..

    “Being Kasparov” è la consapevolezza di chi si è e di dove si vuole andare; l’assunzione della responsabilità della propria vita; è la volontà e l’impegno ad operare verso la direzione scelta tenendo conto con lucidità della molteplicità dei fattori esistenti, e su questa base mettere un passo dopo l’altro ad occhi aperti….. Il che non rende immuni da errori. Nè trasforma in mostri robotici. Nè si sta parlando solo d’amore. Il che rende uomini e donne liberi. A mio avviso, eh? Mia

  7. Intendevo una cosa molto più piccola. Io contesto una cosa ben precisa e cioè l’uso della metafora del gioco che prevede un vincitore e un perdente applicata all’amore. La vita è una strategia (liberi di farla o meno), fatta di attacchi , difese, temporeggiamenti, nel lavoro o in tante altre situazioni in cui ti confronti con persone che entrano nella tua sfera con interessi CONTRAPPOSTI ai tuoi. In amore, ci sono interessi contrapposti? Non dovrebbe esserci un interesse comune? D’accordo con te sulla consapevolezza di chi si vuole essere e dove si vuole andare. sintetizzando significa pensare al proprio bene. Tenere gli occhi aperti? Certo, ma la discussione è su essere Kasparov in amore. Beautiful? Registi? I registi guidano gli attori, non sono i protagonisti.

    Guarda che condivido le tue osservazioni salvo l’idea che quando si ama si debba diventare giocatori. Kasparov è logica, è previsione, è attesa, è assenza di emotività. Kasparov non è amore. Tutto qui. ;-)

    Luigi

  8. Mia e Luigi, vi prego continuate.

    Solo un appunto. Chi si vuole essere e dove si vuole andare. Questo è il punto focale dell’essere Kasparov quando si vuole *essere con qualcuno* e si vuole *andare con qualcuno*.

    Ma ripeto: io NON voglio.

    Mai pensato oltretutto che il gioco sia una contrapposizione tra chi vince e chi perde. Quella è la guerra. Il gioco è quella cosa in cui in due ci si diverte.

  9. E l’amore per gli scacchi non conta?……..



    Si ho capito quello che dite… diciamo che io facevo della filosofia….Ma cosa è la filosofia di fronte all’amore di carne e sangue??? Mia

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