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Comunicazione dis-servizio

Comunicazione dis-servizio
Repetita juvant, ed eccomi a ripetere che nonostante le apparenze questo blog non e’ morto.
E’ stato in vacanza per un po’, ma poi e’ tornato e si e’ depresso. Come i Giapponesi quando vanno a Parigi (tutto vero).
E’ che lui non sta benissimo qui, ha bisogno di cambiare aria.

E qui miei cari affezionati, entrate in gioco voi:


cercasi disperatamente aiuto per migrare il fardello da qui a WordPress
help help help


Se qualche anima buona passando di qua volesse darmi una mano tenendo presente che le mie abilita’ informatiche sono tali per cui non sono riunscita nemmeno ad INSTALLARE WordPress, mi lasci un barlume di speranza nei commenti.

La vera verita' sulla crisi finanziaria

La vera verita' sulla crisi finanziaria
L’ inutilia’ della pioggia in un venerdi sera di Aprile trova l’apice della propria espressione nel fatto che io sia qui sul divano a scrivere un post su questo blog abbandonato utilizzando un mac dalla tastiera sprovvista di accenti anziche’ portare a passeggio il mio mirabile fondoschiena nei localini all’ Arco della `Pace sventolando un Martini in una mano e la mia nuova borsa color lampone nell’altra. Ma tant’ e’, e visto che comunque del sushi e’ stato mangiato e del Negroni bevuto tanto vale che passi il resto della serata a rivelarvi la vera verita’ riguardo alla contingente crisi della finanza.

Facile.

Non si tratta di hybris (termine greco traducibile come “ingiustizia, prevaricazione”. Hybris, per il pensiero greco, è ogni situazione in cui si assiste ad un oltrepassamento del giusto, una prevaricazione della legge dell’armonia. Se il pensiero greco, soprattutto presocratico, è la riflessione sul carattere armonico della realtà necessario a mantenere in equilibrio l’intero universo, l’hybris rappresenta allora quella prevaricazione degli elementi che conduce ad uno strappo nel tessuto armonico della realtà), non si tratta di greed (termine inglese che traducibile come brama/cupidigia ma fondamentalmente magnamagna), non si tratta di nulla di quello che il Sole 24 Ore e il Financial Times cercano di spiegare con parole che necessitino una definizione tra parentesi.

Semplicemente, circa un anno fa, ho trovato lavoro. Nella finanza. O almeno, mi e’ stato raccontato che il mio capo e la british company che mi eroga lo stipendio ogni 27 del mese si occupano di quello. E per la legge del battito di ali della farfalla in Cina che provoca un uragano in Peru’, mi sento responsabile e temo che quella  chiusura del cassetto delle pratiche con uno sbarazzino colpo di anca possa essere stata fatale alla Lehman.

Una bella giornata

Una bella giornata
Oggi mi sono svegliata tardi, perchè non avevo puntato la sveglia.
Oggi ho messo la mia camicetta nuova, e ho pensato che mi sta davvero bene.
Oggi mi sono sentita tanto brava, al lavoro, il che è quasi un paradosso.
Oggi mi sono setita tanto stupida, quando i ricordi mi sono piombati addosso tutti insieme e non riuscivo a parlare.
Oggi mi sono sentita tanto stupida, quando salutandolo mi sono resa conto di non averlo quasi guardato negli occhi, quasi mai, quasi no.
Oggi mi sono sentita tanto stupida, quando pensavo alle foto della sua gatta, alla notte che aveva passato in macchina con lei, e per avergli chiesto se l’ ho trattato male, e quando mi ha indirettamente dato della zucca dura e del vulcano.
Oggi mi sono sentita tanto bene a dire ottanta volte a S. "Non ti stressare, è tutto sotto controllo", a chiedere al capo sulla porta "Domani mi chiami, è importante", a ridere pensando ad una persona che carica un computer su un aereo come bagaglio a mano.
Oggi ho fumato poche sigarette.
Oggi mi sono sentita tanto sollevata per Eva.
Oggi ho accarezzato la testa a tre sorelline, e mi sono meravigliata di quanto di me sto dando a loro e che sarà con loro per sempre.
Oggi mi sono sentita come una principessa, ho mangiato sushi e bevuto negroni e poi ho avuto anche un pancake con il mascarpone, la panna montata e il cioccolato.
Oggi ho ricevuto due regali, più un mazzo di fiori dal mio amore in trasferta.
Oggi ti ho parlato al telefono e ti ho detto che voglio che torni.
Oggi come tante volte sono tornata a casa di notte da sola senza avere paura.
Oggi è stata una bella giornata e non ho voglia di andare a dormire. Ma devo, altrimenti domani non arriverà, e domani è il mio compleanno.

Comunicazione dis-servizio

Comunicazione dis-servizio
Inizio comunicato ufficiale

Tengo a precisare ai miei dodici lettori (no, non e’ una citazione colta*, e’ che il numero di visite e’ sempre stranamente 12 o un suo multiplo) dicevo, tengo a precisare che questo blog non e’ chiuso.
Perche’ il 76% dei blog che ero solita leggere hanno fatto quella brutta fine li’ (e diciamocelo non c’e’ nulla di piu’ sconfortante che la paginetta azzurra con tanto di epitaffio).
Questo blog non puo’ permettersi di chiudere, perche’ la sua paginetta azzurra di epitaffio non provocherebbe tristezza e sconforto in nessuno, quindi sarebbe una morte inutile.
Non e’ nemmeno un blog abbandonato, no. Il fatto che non ci venga io non significa che sia privo di attenzioni e cure da parte dei miei dodici lettori che apparentemente sguazzano nei suoi archivi, spolverando qua e la’ e annaffiando parole un po’ stantie evitando che appassisacano definitivamente.
Questo blog sta semplicemente mantecando. Ed io con lui.

Fine comunicato ufficiale

Inizio post dimostrativo di come scriverei se mi venisse da scrivere in questi giorni qui

Quando un giorno mi incontrerai, io staro’ inseguendo come al solito la punta del mio naso finendo quasi sotto a quel tram su cui ti fai trasportare, il giornale aperto e lo sguardo placido. Nel momento preciso in cui alzero’ gli occhi sullo scampato periocolo e tu li abbasserai sul mio cappottino a quadri, noterai un che di familiare e ti verra’ da sorridere. Io prendero’ proprio in quel momento, sull’incipit del tuo sorriso, un sospiro profondo ingoiando lo spavento e tornando ad occuparmi della punta del mio naso. Tu riabbasserai lo sguardo sul giornale, ed il titolo ti dara’ un leggero senso di nausea, poi il rumore dell’acciaio sulla curva dara’ il suo tocco di ineluttabilita’ al momento ed ognuno proseguira’ per gli affari propri.


Fine di tutto.

*anche perche’ lui ne aveva il doppio + 1

Il silenzio

Il silenzio
Era entrato nella grande Biblioteca con l’abito di lino non tinto e una piuma di corvo tra le mani, trovata sul sentiero. Per un anno ed un giorno non parlò, fedele al giuramento prestato, ascoltando soltanto e ricordando. Di tutte quelle parole che avrebbe voluto dire piano piano non restava che un pallido silenzio nella sua immaginazione, mese dopo mese, sempre più labile. E quando venne il secondo giorno dopo lo scadere del primo anno gli chiesero cosa avesse dunque imparato, superata la prima prova. Un lungo sospiro simile ad un soffio lasciò le sue labbra, inarticolato. Estrasse da una piega dell’abito la piuma di corvo, ponendola tra le mani del maestro prima di incamminarsi verso il fondo della sala. Il maestro guardò la piuma compiaciuto, con lo stesso sorriso che gli è poi restato sulle labbra quando dal fondo della sala l’allievo lanciò il pugnale che gli si conficcò tra le scapole.
Nella grande Biblioteca a tutt’oggi c’è ancora silenzio.

Questo post è per La Flauta

Questo post è per La Flauta
Visto che mi chiama per nome, ed io rispondo.
Visto che solo lei mi può capire se dico che oramai odio nel profondo la Garota de Ipanema.
Visto che in questo modo rassicuro una pletora di persone sul fatto che io sia ancora viva: che vi basti, non serve adesso chiamarmi o mandarmi messaggi.

Perchè a quanto pare ogni volta che scrivo, c’è una pletora di persone si sentono chiamate in causa. E non è il caso se si pensa che sono per lo più persone che hanno deciso di migliorare la propria vita estromettendo la mia presenza, e che più o meno faticosamente ho cercato di assecondare la loro saggia scelta.

Quindi, questo post è per La Flauta, che mi chiama per nome e non ha altro da leggerci se non ciò he scrivo.

A te che avevi un gatto
indifferente il giorno
che son venuto a dirti
 "domani non ritorno"
A te che immaginavi
ad ogni mia parola
la vita di mia moglie
che forse è sola

Ma un gatto non è mai indifferente, solo lo sembra. Ed anche una moglie, dici bene, che forse è sola…

A te che gli anni e gli occhi
si mentono ogni sera
anche se negli specchi
la vita è dura.

E’ due anni che mi sono fissata di dover scendere a patti con il fatto di avere trentanni, che oggi quando ho realizzato di averne ancora solo ventotto mi è venuto da ridere forte.

A te che mi hai ascoltato
cercando di capire
uno che parla al buio
e non sa cosa dire,

A te che mi hai truccato
il mazzo delle carte
perchè vincessi ancora
da qualche parte.

Grazie comunque, per avermi insegnato le regole, per avermi lasciato vincere, per aver barato al posto mio salvandomi la coscienza. Ora però non gioco più.

A te con i tuoi "forse"
e la tua Valentina
che in fondo è solo il nome
di una bambina

Chiamatemi per nome, se volete che riponda. Infondo, è solo il nome di una bambina. Che non ha mai avuto voglia di travestirsi da altro. Qui di fianco, nella colonna a sinistra, il lungo elenco di appellaivi a cui rispondo.

A te che non c’è un solo uomo
a cui non hai creduto,
amando il suo dolore anche
se si era addormentato,

Ecco, questa è la strofa che preferisco. Perchè io tutti narcolettici li trovo eh…

A te che nascondevi
ridendo la paura
che fosse solamente
un’avventura;

Questa invece è proprio adeguata alla non-relzione con il Sommo Narcolettico (ciao Ale!): ho ancora di traverso il dragonroll ingollato nell’angolo feng-shui dell’amore. Pardon, dell’ amicizia plus. E no, il fatto che ti abbia chiamato per nome non significa che tu sia riabilitato.

A te che mi dicevi
Sai che ho scopato ieri?
per non farmi capire
che ero nei tuoi pensieri

Purtroppo, ho la pessima abitudine di dare alle parole il loro significato.
Flauta, capita anche a te? Quando uno ti dice una cosa, o meglio, te la manda a dire, e tu ti fermi al registrare il mero dato, magari rallegrandotene pure, senza approfondire, scombinandogli così le sue aspettative di reazione a catena che avrebbe dovuto ricatapultarti tra le sue braccia?

A te che mi hai contato
i passi sulle scale
e viene sempre il giorno
che non si sale:

A te nemmeno un sogno
nemmeno un’emozione
A te non ho lasciato
che una brutta canzone

La Garota de Ipanema, appunto.