Monthly Archives: gennaio 2010

Poesia Gastronomica

Poesia Gastronomica

“Se non ti presenti con una poesia in rima baciata scritta di tuo pugno non ti diamo da mangiare”.  Che uno dice, avrò anche gli amici che mi merito, per carità, ma sia mai che io corra il rischio di perdermi un pasto a scrocco.  Quindi in fretta e furia prima dell’appuntamento butto giù Il Capolavoro.  Me ne vergogno profondamente, ma credo sia giusto condividere con voi questa emozione.

Oggi voglio cantarvi la ballata di uno strano animale
talmente raro e buffo che non ne avete mai visto uguale
e se per caso vi è capitato di assaggiare la sua carne
sarà però la prima volta che qualcuno viene a parlarne

Immaginate un bosco, silenzioso, cupo e austero
(come quelli delle fiabe, insomma:  mica un bosco vero!)
un bel bosco di montagna dal terreno così in pendenza
che per camminar fino alla vetta ci vogliono fiato e resistenza

In questo ambiente ostile vive la nostra strana bestia
dal carattere un po’ chiuso, schivo:  segno di gran modestia
e come insegna il vecchio Darwin il suo segno distintivo
è chiaramente frutto del processo evolutivo

Per abbeverarsi in questo bosco, per per raggiungere la fonte,
deve infatti camminare con il lato destro a monte
e dato il grande dislivello per camminare e non ribaltarsi
le zampe di sinistra, a valle, hanno iniziato ad allungarsi

e così per necessità, generazione dopo generazione
il quadrupede ha subito questa strana mutazione:
le due zampe sulla destra sono corte e un po’ smagrite
mentre quelle di sinistre sono lunghe e ben tornite

e così sta in equilibrio senza rotolare a valle, in fondo,
il problema è che però può camminare solo in tondo
e se deve tornare indietro dalla fonte è una magagna:
per raggiungere la tana deve girarsi tutta la montagna

la natura però ha posto rimedio anche a questo inconveniente
risolvendo una situazione altrimenti assai avvilente
perchè se il maschio gira sempre e soltanto in senso orario
la femmina viceversa è fatta tutta all’ incontrario

con le zampe lunghe a valle poste a destra questa volta
gira in senso antiorario, con andatura agile e sciolta.
E così quando lo stallone e la sua bella si incontrano sulla strada
si danno tanti bacini sul muso, tanti e di più di tanti finché gli aggrada

Adesso voi vi chiederete se questa storia l’ho inventata
ma io ho per dimostrazione pronta per voi una prova provata
che se è vero che questo animale dal vivo in pochi l’hanno incontrato
io sono certa che ognuno di voi di sicuro l’ha assaggiato

dalle sue zampe quelle a valle (per capirsi: quelle allungate)
viene fatto un salume che è  tra le cose più prelibate.
il problema è che quando ho iniziato a scrivere, prima
non ho pensato fosse così difficile dirvi il nome trovando la rima

quindi adesso sinceramente sono un po’ imbarazzata
che sarebbe anche ora che questa poesia venisse  terminata.
La nostra bestia si chiama Bresaolo, ecco, e adesso che ve l’ho detto
spero che quando lo affetterete lo facciate con un po’ più di affetto.

I lampioni quando si accendono

I lampioni quando si accendono

I lampioni quando si accendono fanno un rumore che è come uno schiocco gentile. Come uno schiocco ma a mezza voce, e se passa proprio in quel momento una macchina o se dici qualcosa non lo riesci a sentire. Nel silenzio invece si sente quel piccolo schiocco. E a me un po’ spiace di non avere i grilli che cantano, o le raganelle, e il cielo stellato solo a settimane alterne, ma se mi baci sotto casa quando c’è silenzio nel momento in cui si accendono i lampioni puoi sentire meglio il mio cuore che batte e quel piccolo schiocco gentile.

Sono distratta

Sono distratta

Ho smesso di fumare, e non me ne sono neanche accorta.

Il fatto è che quando fumi, fumi, fumi, quello che ti convince a continuare a fumare è il fatto che smettere sarà talmente difficile e talmente una sofferenza che proprio all’idea di affrontare quel calvario non ci pensi affatto. Invece smettere di fumare è l’anticlimax per eccellenza: quando ci provi, tutto quello che ti aspetti e che immagini debba succedere NON SUCCEDE. Mai. Passa un giorno, ne passano due, tre, una settimana… e tu ti domandi: quando arriva la crisi? quando inizio a dare le testate al muro? quando crollo miseramente e sento l’incontenibile necessità di ricominciare?

Mai. E’ la risposta.

Quando ho deciso e detto “Smetto di fumare” ho passato un paio di mesi ossessionata dall’idea di aver smesso di fumare e a domandarmi quando si sarebbero verificati tutti i sintomi da astinenza che immaginavo. E nulla. Poi un giorno (diversi mesi più tardi) mi sono detta “sai che c’è? io adesso rifumo” (mai sostenuto di essere una ragazza particolarmente furba eh) e così ho ricominciato.

Perchè avere il pensiero fisso alla sigaretta che stai fumando o che stai per fumare, oppure avere il pensiero fisso alla sigaretta che non stai fumando e che sai di non dover fumare sono due forme di schiavitù mentale molto simili.

Poi è successo che oggi mi sono messa a fare le pulizie in casa. Una faticaccia, dato che ho passato la settimana a letto con la febbre e lasciato la casa incustodita alla mercè dei gatti. Ad una certa ora ho deciso di premiarmi con un sano Martini, tanto per rinfrancar lo spirito e il corpo. E mi sentivo come se mancasse qualcosa. “Una sigarettina, ecco, ci vorrebbe…” e così mi sono accorta non solo di non averne, ma facendo mente locale ho calcolato di aver fumato l’ultima sigaretta lunedì sera.
5 giorni senza fumare non sono niente, certo. 5 giorni senza essere stata nemmeno sfiorata dal pensiero del fumare invece è tanto. Magari stasera esco e mi compro un pacchetto, magari no. Però di certo mi sento molto meno dipendente ora dopo 5 giorni di non-dipendenza mentale che dopo tutti i miei mesi di astinenza fisica.

Tanto, ricomincio quando voglio.

Momenti che avrebbero meritato una fotografia

Momenti che avrebbero meritato una fotografia

1.
Le tue mani che prendono i bicchieri dalle mie. I miei occhi tenuti bassi, come se si potessero coprire le labbra con le ciglia, e i sorrisi con i baci.

2.
I piccoli pezzi di petali e stami secchi sono caduti sul tappeto e io li raccolgo nella mano a coppa, mentre tu sistemi il vaso in alto, sulla destra.

3.
Tu che suoni la chitarra cantando a bassa voce girato quasi di spalle, mentre io ascolto rannicchiata e chiudo gli occhi.

L' Anaffettivo e il Coinquilino – The Origins

L' Anaffettivo e il Coinquilino – The Origins

Potrei fare i conti precisi, ma ho troppo da scrivere quindi diciamo che il Coinquilino è entrato nella mia vita circa un paio di anni fa, durante quella che poi la Storia ha decretato essere La Peggiore Vacanza di Tutti i Tempi.
Io e il mio allora fidanzato (a cui daremo il nome neutrale di Exissimo) avevamo deciso di andare a marinare le nostre paturnie di coppia a Djerba, ridente località marittima tunisina nota per le sue alghe e per il cibo avvelenato. Come giustamente accade quando in una coppia in crisi si decide di dedicare del tempo a se stessi e al proprio rapporto andando a Djerba e dicendo “guarda le alghe, eccoti l’imodium, vedi che in fondo ci sono cose peggiori delle nostre paturnie”  il destino infido e maligno ci mette lo zampino.
Ecco che quindi io ed Exissimo che ci avviamo garruli verso il buffet (avvelenato) quando una voce gioviale chiama “Miglio!”.
Miglio = abbreviazione di Miglioreamica. Ossia come vengo chiamata da Miglio = abbreviazione di Miglioreamico: un carissimo ragazzo con cui condivido non solo ricordi di anni  spensierati ma anche e soprattutto la sorte di non essere stati testimoni al Matrimonio Del Secolo (sorte peraltro condivisa anche dall’Anaffettivo, ma solo per la sua rinomata reticenza a varcare la soglia di qualsiasi luogo di culto).
Evabbè, è difficile non divagare quando si fa parte di un clan tanto vasto e pittoresco.
Io e Miglio ci facciamo le feste, dentro di me in un moto di preveggenza ringrazio il destino per avermi provvisto di un volto amico in quella che si sarebbe rivelata una settimana lunghissima e straziante, e tutti felici proseguiamo in allegria verso il buffett (avvelenato). Dopo aver riempito i piatti di cibo (avvelenato) prendiamo posto ad un tavolo da quattro, io faccio per appoggiare qualunque cosa sulla sedia libera ma Miglio mi blocca: “Aspetta, sta arrivando XXX”.
Ed ecco pochi minuti dopo l’entrata in scena di Coinquilino. Che all’epoca ancora non era coinquilino di nessuno.
Sinossi: Coinquilino è antico compagno di università di Miglio, mai integratosi nel clan a causa della sua lentezza di movimento, pensiero e parola, del suo snobismo e della sua inettitudine nei giochi di carte. Tollerato ai margini del clan per buona creanza, per il passato condiviso con Miglio e fondamentalmente per colpa di pericolosi individui (la sottoscritta) che stupidamente ne perorano la causa al grido “ma è solo timido, ma è solo insicuro, ma ha solo bisogno di tanto affetto”. E invece no. Di legnate, ha bisogno.
Stacco.
Salto in avanti di pochi mesi.
Sono in macchina davanti a casa mia, quella casa che fino a poco prima condividevo con Exissimo. L’Anaffettivo è al volante e mi fa pat-pat sulla spalla mentre da VeroAmico si informa della mia situazione “Ma ora, cosa fai? Torni dai tuoi?” aggiungendo con il tipico spirito pratico brianzolo che lo contraddistingue “Mica ce la fai a pagare l’affitto da sola”. Imbarazzo, grattatina di capo da parte della sottoscritta. “No perchè io comunque pensavo di avvicinarmi al lavoro e trasferirmi a Milano, magari pensaci. Potrei venire a stare con te, ci risolviamo entrambi un problema”. Occhio sbigottitto, altra grattatina di capo da parte della sottoscritta “Facciamo che ci penso, eh”.
Stacco.
Coro greco intona:
“Oh sventata fanciulla che consideri con leggerezza le opportunità che oggi ti sono offerte, ricorda che non si sfugge al proprio destino e che le Moire già tessono la trama della tua esistenza e che terribile Nemesis attende chi come te irride il fato e sprezza il sacro valore dell’amicizia e dell’ospitalità”
Sinossi.
L’Anaffettivo si trasferisce a Milano. Condividendo la casa con Coinquilino (colpo di scena! ecco da dove deriva il soprannome!). Nel frattempo io mi dedico all’arte dell’ammmore introducendo svariati uomini nel clan.  L’Anaffettivo trova ad ognuno di essi un appropriato soprannome impedendomi di impegnarmi seriamente con i malcapitati. AmicaG (la sposina del Matrimonio del Secolo) insinua il dubbio che l’Anaffettivo sia innamorato di me. Affronto l’ipotesi con il diretto interessato che testualmente chiude la questione con un laconico “Stare con te sarebbe come schiantarsi contro un muro a 200 km/h”. Argomento archiviato.
Stacco.
Una mattina di Ottobre, interno.
Giro per circa quaranta minuti il cucchiaino nella tazza del caffè. Con l’altra mano mi reggo la testa. L’Anaffettivo è da qualche parte che si fa la doccia, si veste, non si sa cosa. Coinquilino in piedi a braccia conserte mi guarda con un’espressione di disgusto. Bevo il caffè. “Sei veramente una stronza”. Metto la tazzina nel lavandino. “Questa non la passi liscia”. Lavo la tazzina. “Farò di tutto, sappilo, perchè lui non soffra, farò di tutto”. Metto la tazzina nello scolapiatti. “Lui si merita di meglio che una come te”. Riempio un bicchiere d’acqua. “E io glielo ricorderò, ogni giorno ad ogni ora”. Butto l’aspirina nel bicchiere, ci mette circa un’ora e venti per sciogliersi. “Questa volta hai proprio sbagliato”. Bevo. Chiudo gli occhi. Faccio un profondo respiro. Riapro gli occhi. Coinquilino è ancora lì. “Mi hai sentito?” Coinquilino sta sempre a braccia conserte ma la voce inizia ad essere isterica. Gli faccio un sorriso, gli batto una mano sulla spalla e vado a vestirmi.

Non trovo nemmeno una canzone

Non trovo nemmeno una canzone

Ti sei addormentata con le lacrime negli occhi, ed ora sono gonfi, e fumi mille sigarette amare dentro una cucina che non è la tua e non sai nemmeno come usare quella cazzo di macchina per il caffè.
“L’hai capito che sono incazzato?”
“Sì”
E lui si gira dall’altra parte.
“Buona notte” dici.
“E buon anno” ma lo pensi e basta.
E provi a dormire mentre le lacrime vengono fuori piano.
La seconda cosa che succede è che sei in questa cucina con una montagna di piatti da lavare, così inizi a far scorrere l’acqua e inizi dai bicchieri, poi le posate, poi ti scotti una mano perchè l’acqua non si regola bene, e poi arriva lui e allora metti giù il coltello e la spugnetta e smetti di strofinare.
Poi succede qualcosa di strano.
E senza saperlo ti rendi conto che è tutto giusto, è tutto al proprio posto, come dovrebbe essere. E ti viene quasi da essere felice.
Poi succede qualcosa di ancora più strano.
E il tuo futuro nelle sue parole diventa davvero come dovrebbe essere, e ti senti davvero al tuo posto per una volta.
E allora proprio ne vale la pena, di provarci ad essere felici.