Monthly Archives: dicembre 2009

Io non cerco

Io non cerco

Qualcuno che mi salvi
Qualcuno che mi guarisca
Qualcuno che mi capisca
Qualcuno che mi cerchi
Un’ossessione
Una distrazione
Qualcosa da fare nel frattempo
Qualcuno che mi telefoni la mattina
Qualcuno che mi parli piano di sè
Qualcuno a cui non serva sapere tutto

Io aspetto qui, ferma.

La valle

La valle

Non aggiungerò le mie maledizioni a questa terra già maledetta dal clima e dalla storia. Appoggio i piedi con cautela sulla terra ghiacciata, sapendo che qua sotto da qualche parte dovrebbero esserci le mie radici. Guardo il fiume e lo trovo brutto, molto più brutto di come doveva sembrare prima, quando dicono che scorresse rosso di sangue. Piano piano il fiume si è rubato il suo posto, quando i ghiacci si sono ritirati, lasciando questi due lembi chiusi di montagne a pesare sulle nostre teste. Mi fa sempre male stare più di poche ore nella valle: poco sole, poca luce, questi mucchi di terra enormi che stringono ogni visuale ai fianchi. La lingua, che è poi la mia lingua, quella delle origini e delle filastrocche e delle ninnananne e delle storie di spavento, dura come un sasso. E ci sono sassi ovunque, e mille modi per chiamare ogni specifico tipo di sasso. Ovunque mi giri vedo sassi, sassi sul selciato delle strade, sassi che affiorano dal fiume, muri delle vigne fatti di sassi, tetti delle case fatti di sassi, sassi che sbucano tra gli alberi morti, sassi lunghi e lisci che sono i fianchi delle montagne nude dove il vento la pendenza e la mancanza di luce non hanno lasciato che gli alberi si riuscissero ad aggrappare. E con lo sguardo stretto chiuso tra queste montagne crude e sassose mi si stritola il cuore, e allora per dargli sollievo con una vista più ampia alzo lo sguardo in alto,  al cielo.
La valle ti tiene schiacciato con i suoi sassi. O ci resti, con il muso incollato alla ruota a macinare anni cupi e pensieri, o alzi la testa e lo sguardo al cielo e te ne vai.

Stat rosa pristina nomine – nomina nuda tenemus

Stat rosa pristina nomine – nomina nuda tenemus

Leggevo e rileggevo il mio nome scritto da te, sorridendo, ripetendomelo a mente, a bassa voce, ad alta voce. Il mio nome, davanti a me sullo schermo, scritto da te. E mi domandavo chissà come suona nella tua testa, il mio nome quando lo pensi. Prima di scriverlo, chissà che suono gli dai, quando pensi al mio nome. Come quando ci si ascolta in una registrazione e la voce sembra sempre sgradevole e diversa perchè siamo abituati a sentirla dall’interno, ecco: chissà come suona il mio nome al tuo interno. Che per me certo è normale, tanto normale che quando sento chiamare il mio nome mi giro sempre, anche se magari non stanno chiamando proprio me. Ma il mio nome, come suona nella tua testa, chissà che suono ha, chissà se lo colleghi già alle mie mani, alla mia camminata, chissà se vedendo il mio viso pensi al mio nome.

Una volta che stavamo facendo l’amore ti ho chiamato per nome. Per un momento mi ha guardata negli occhi e mi hai stretta forte.

Io non lo so se voglio che tu lo dica il mio nome. Sarebbe come essere davvero davvero tua. Metti che succeda un incantesimo: lo sanno tutti che gli incantesimi sono sempre legati al nome. Metti che dici il mio nome e poi io divento davvero davvero tua. No. Tienilo al sicuro, suonalo nella tua testa e scrivimelo quando vuoi. Ma non dirlo ad alta voce mai.

Cose che mi tornano in mente

Cose che mi tornano in mente

Mi avevi dato una foglia, attorcigliata attorno ad un bastoncino e legata con lo spago. Sul bastoncino c’era scritto “ti amo”,  in inchiostro rosso.
Mi avevi detto: “Prometti che non lo guardi finché non sei a Milano”.
Io invece avevo scartato la foglia subito, strappando lo spago, e avrei voluto uscire di nuovo in giardino e cercarti.

Invece ho fatto finta di essere onesta, e quando ti ho rivisto dopo dei mesi non ne abbiamo parlato più.

Saranno passati più di quindici anni ormai. Il bastoncino l’ ho conservato assieme al bene che ti voglio.

[per Matteo, ovunque gli capiti di essere stato tutto questo tempo]

Cose che succedono

Cose che succedono

Ci sono cose che succedono.
Come conseguenze ordinate di azioni, pensieri e parole. Tutti in fila due per due tenendosi per mano.

Tu invece non sei affatto qualcosa che mi è successo. Tu mi accadi.
Sei nell’aria a volte, non sempre. Quando ci sei, mi raddrizzi i peli piccoli del collo e mi si sciolgono i polsi.
Poi non accadi più. Per un po’. Magari per sempre. Mica è un problema.

Anche la neve. Non cade. Accade.

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