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Il silenzio

Il silenzio
Era entrato nella grande Biblioteca con l’abito di lino non tinto e una piuma di corvo tra le mani, trovata sul sentiero. Per un anno ed un giorno non parlò, fedele al giuramento prestato, ascoltando soltanto e ricordando. Di tutte quelle parole che avrebbe voluto dire piano piano non restava che un pallido silenzio nella sua immaginazione, mese dopo mese, sempre più labile. E quando venne il secondo giorno dopo lo scadere del primo anno gli chiesero cosa avesse dunque imparato, superata la prima prova. Un lungo sospiro simile ad un soffio lasciò le sue labbra, inarticolato. Estrasse da una piega dell’abito la piuma di corvo, ponendola tra le mani del maestro prima di incamminarsi verso il fondo della sala. Il maestro guardò la piuma compiaciuto, con lo stesso sorriso che gli è poi restato sulle labbra quando dal fondo della sala l’allievo lanciò il pugnale che gli si conficcò tra le scapole.
Nella grande Biblioteca a tutt’oggi c’è ancora silenzio.

Questo post è per La Flauta

Questo post è per La Flauta
Visto che mi chiama per nome, ed io rispondo.
Visto che solo lei mi può capire se dico che oramai odio nel profondo la Garota de Ipanema.
Visto che in questo modo rassicuro una pletora di persone sul fatto che io sia ancora viva: che vi basti, non serve adesso chiamarmi o mandarmi messaggi.

Perchè a quanto pare ogni volta che scrivo, c’è una pletora di persone si sentono chiamate in causa. E non è il caso se si pensa che sono per lo più persone che hanno deciso di migliorare la propria vita estromettendo la mia presenza, e che più o meno faticosamente ho cercato di assecondare la loro saggia scelta.

Quindi, questo post è per La Flauta, che mi chiama per nome e non ha altro da leggerci se non ciò he scrivo.

A te che avevi un gatto
indifferente il giorno
che son venuto a dirti
 "domani non ritorno"
A te che immaginavi
ad ogni mia parola
la vita di mia moglie
che forse è sola

Ma un gatto non è mai indifferente, solo lo sembra. Ed anche una moglie, dici bene, che forse è sola…

A te che gli anni e gli occhi
si mentono ogni sera
anche se negli specchi
la vita è dura.

E’ due anni che mi sono fissata di dover scendere a patti con il fatto di avere trentanni, che oggi quando ho realizzato di averne ancora solo ventotto mi è venuto da ridere forte.

A te che mi hai ascoltato
cercando di capire
uno che parla al buio
e non sa cosa dire,

A te che mi hai truccato
il mazzo delle carte
perchè vincessi ancora
da qualche parte.

Grazie comunque, per avermi insegnato le regole, per avermi lasciato vincere, per aver barato al posto mio salvandomi la coscienza. Ora però non gioco più.

A te con i tuoi "forse"
e la tua Valentina
che in fondo è solo il nome
di una bambina

Chiamatemi per nome, se volete che riponda. Infondo, è solo il nome di una bambina. Che non ha mai avuto voglia di travestirsi da altro. Qui di fianco, nella colonna a sinistra, il lungo elenco di appellaivi a cui rispondo.

A te che non c’è un solo uomo
a cui non hai creduto,
amando il suo dolore anche
se si era addormentato,

Ecco, questa è la strofa che preferisco. Perchè io tutti narcolettici li trovo eh…

A te che nascondevi
ridendo la paura
che fosse solamente
un’avventura;

Questa invece è proprio adeguata alla non-relzione con il Sommo Narcolettico (ciao Ale!): ho ancora di traverso il dragonroll ingollato nell’angolo feng-shui dell’amore. Pardon, dell’ amicizia plus. E no, il fatto che ti abbia chiamato per nome non significa che tu sia riabilitato.

A te che mi dicevi
Sai che ho scopato ieri?
per non farmi capire
che ero nei tuoi pensieri

Purtroppo, ho la pessima abitudine di dare alle parole il loro significato.
Flauta, capita anche a te? Quando uno ti dice una cosa, o meglio, te la manda a dire, e tu ti fermi al registrare il mero dato, magari rallegrandotene pure, senza approfondire, scombinandogli così le sue aspettative di reazione a catena che avrebbe dovuto ricatapultarti tra le sue braccia?

A te che mi hai contato
i passi sulle scale
e viene sempre il giorno
che non si sale:

A te nemmeno un sogno
nemmeno un’emozione
A te non ho lasciato
che una brutta canzone

La Garota de Ipanema, appunto.