Monthly Archives: gennaio 2008

Te l'avevo detto io!

Te l'avevo detto io!

Io sono il puffoquattrocchi, c’è poco da fare.
"Ma sei pessima! Ma sei sgarrupata! Ma sei bipolare! Ma sei…"
"Sì, lo so…"
"Ti invidio. Un pochino"
Non è che mi invidi, mi adori.
O no? No, eh?
Mh. Arriverà il momento di un altro pesantissimo telavevodettoio!

Aggiornamenti in ordine sparso (per ricordarmi di scriverci dei post):

1) "Malapuella Majonese". Majonese?!?
2) Però fa rima con "borghese" (che mi dicono "guarda che non è mica un insulto")

Post-it: Se ha ragione Lamelegauz e borghese non è un insulto, perchè mi insulti se ti dico che sei borghese? approfondire

3) l’anello ha cambiato colore. Lamelegauz: nero. Lasoprauz: nero. Giulia: nero tendente al viola. Lafurnauz: nero. Malapuella: verde smeraldo.

Garri Kimovič

Garri Kimovič
Riquadri bianchi e neri per danzare una nuova danza.
Ero pedone, quando attraversavo col naso all’insù poco attenta ai tram che mi volevano accarezzare.
Ero torre, di lingue straniere e superbia, crollata sotto il peso delle mie ambizioni sbilenche.
Ero cavallo. Epona il mio nome, qualcuno lo scoprirà, io non lo dirò. All’alba, attendo.
Ero alfiere. Scegliere un Hombre vertical, disegnarsi come Mujer horizontal, e invece poi muoversi sempre in diagonale. Che strana la vita. Che buono il Negroni.
Ero regina, di poche caselle e piccola corona. Un diadema di intelligenza e ironia, si frantuma ma non si depone mai.
Però occorre che qualcuno mi spieghi le regole del gioco adesso.
Adesso che non sono più una pedina, e voglio diventare Kasparov.

Senza-azione

Senza-azione
La sensazione è quella di avere dei pipistrelli grassi appesi alle ciglia.
La sensazione è quella dell’attimo prima del tuffo, muscoli pronti allo scatto e orecchie tese al via.
La sensazione è quella che mi manchino un paio di mani, le mie no, non bastano proprio.
La sensazione è quella di essere una bottiglia di latte dimenticata fuori dal frigo che lentamente inacidisce.
La sensazione è un po’ quella.
E a parte la sensazione, quello che mi resta in testa in questi giorni sono sonori, totalizzanti, gaudentissimi vaffanculo.

Verrà la notte

Verrà la notte
*Quando continuerà
il tempo dove tu manchi,
senza nostalgia
di strofinare i tuoi fianchi;

Non controllare il fiato, non trattenere il respiro. Devo imprare di nuovo a respirare quest’aria. Come uno strano anfibio dalla pelle apparentemente liscia, riadattarmi all’acqua e all’aria, senza affogare in nessuna delle due. Senza le lacrime a confortarmi e senza brezze di mare a seccarmi le squame che oggi porto con l’orgoglio di chi porta un segno. Tornerò ad essere animale di palude, ad intrecciare di ortica i miei capelli. A leccare i polsi vicino alle vene, vicino alle mani, nello snodo misterioso dove il sangue si trasforma in gesto. A dondolare nel vento, nascosta tra i giunchi.

quando ti fermerò
tra i due miracoli
di averti amata e perduta,
e lì ti schiaccierò
e lì sarai finita…

E poi di nuovo arriverà il rumore della battaglia. E lo stridore delle lame, e l’odore delle corazze in cuoio. Il sapore del metallo sulla lingua, sapore di ferro e sangue mescolati, tanto simili. Perchè io sono sempre stata lama, lacerante, tagliente, a volte spuntata. Io la lama, impugnata e brandita. Io la lama, che affonda senza sentire dolore. Ma quel calore dolce che mi avvolge quando il mio Signore mi porta in battaglia, quel calore di carne che mi fa accoccolare nel ventre del nemico ed amarlo. Io la lama, macchiata e poi pulita. La mano del mio Signore a stringermi salda, quando insieme urleremo il grido per lanciarci nella battaglia.

Quando di questo amore
saranno sparse le foglie,
e morirà l’orgoglio
nel mio inventario di stelle;

Mi chiamerò nei mille nomi che non hai saputo inventarmi. Non sono la bussola, e non sono la stella. Non sono il cammino, non sono la mappa, non sono la strada. Non sono nemmeno il compagno di viaggio con cui dividere i silenzi. E non sono l’oste da truffare mentre tenta di truffarti. Non sono la dama di rapida compagnia, non chiedo monete dopo averti accolto nel mio letto. Non sono il sentiero, non sono il bosco, non sono lo steccato. Non sono l’ostacolo e non sono la meta. Io sono il Nord.

quando ti avrò battuta,
cacciata sulla luna,
dimenticata per sempre
e avrò cantato il giorno
che tu non sei più niente…

Successe una volta che per caso morii. Successe due volte che mi vennero a prendere. Successe tre volte che mi cantarono in versi e struggenti armonie. Successe cinque che mi si perse di nuovo. Le vostre cetre maltrattate, non valgono nulla contro la mia capacità inflessibile di restare immutata. Da qui dove sto, vedo i vostri affanni nel rincorre nuovi amori. Da qui dove sto, non posso morire di nuovo. Verranno sei volte in cui mi danzerete le mani e i capelli. E sette di nuovo in cui sarò amata. E poi altre otto in cui di nuovo fraintesa resterò immutata e tenace nella mia ombra, impossibile da saccheggiare. E nove poi più, come le vite dei gatti. O le loro code.

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi.

Io viaggerò l’inverno
io giocherò con il mio cane;
mi vestirò di nuovo
sentirò sete e avrò fame,
quando aprirò la stanza
dov’ero chiuso a chiave
fra le tue immagini spente
e sarò "io": quel giorno
che non sarai più niente…

Cupio dissolvi. Avete mai immaginato Romeo e Giulietta diventare vecchi assieme commentando il tg? Avete mai creduto che Tristano e Isotta potessero litigare su chi non ha innaffiato la pianta, o chi avrebbe dovuto chiamare la babysitter? Io sì, un pochino sì. Io non ci credo alle tragedie. Neanche ai melodrammi. Io penso che da qualche parte in realtà ci siano due vecchietti che si contano le rughe attorno agli occhi ridendo dei tempi visti assieme. E delle piante lasciate morire sul balcone. Cupio dissolvi.

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi

*Verrà la notte e avrà i tuoi occhi, R. Vecchioni

No, fermi tutti. Quella cattiva, sono io

No, fermi tutti. Quella cattiva, sono io
Alternative per trascorrere una buona Domenica:
- stare tutto il giorno sotto al piumone a farsi passare il mal di testa
- oragnizzare un partitone a Risiko
- prendere il primo treno che passa, per una gita fuori porta

…si potrebbe trattare di bisogno d’amore
meglio non dire…

Troppi vetri da baciare, che vada, che vada, che vada giù l’alcool a prendere il posto delle parole. E tornino a galla tutte, le mie parole abbandonate. Tutte qui sulle mie labbra, a farsi coccolare prima di cadere nel prossimo bicchiere.

…prima o poi
poteva accadere, sai
si puo scivolare se cosi si puo dire
questioni di cuore…

Una ragazza corre fuori dal locale, risponde al telefono mettendosi sotto alla pioggia, il naso all’insù, sorride. Cammina in mezzo alla strada, salta nelle pozzanghere che rilfettono le luci colorate dei locali. Non si capisce se in quei lunghi silenzi stia ascoltando altre parole o altri silenzi. Però sorride. Occhi tristi.

…le mani le sue
e poi un’altra volta noi due
vorrei per amore o per ridere
dipende da me…

E’ vero che il jat-lag si manifesta solo dopo viaggi in cui si percorre una grande distanza. Non lo so dove mi avessero portato i miei sogni, ma, al solito, il viaggio del ritorno è sempre un poco più stancante. E’ bello però trovare il segno del passaggio di chi, dolcemente da lontano, si preoccupa che tu stia dormendo bene. Che tu stia dormendo tranquilla. Che tu stia dormendo.  Che tu.

Lo dico con parole mie

Lo dico con parole mie

And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

un indirizzo sul comò d’un posto d’oltremare
che è lontano solo prima d’arrivare

Like a lazy ocean hugs the shore
Hold me close, sway me more

il triangolo no, non l’avevo considerato

ma c’ho l’alibi a quell’ora sono quasi sempre via

Am I too dirty?
Am I too flirty?
Do I like what you like?


I know the things you wanted
They’re not what you have

Don’ t let the sun blast your shadow
Don’ t let the milk float ride your mind
You’ re so natural religiously unkind

and so you think you can tell

Dove vai, con chi ce l’hai? Butta la’, vieni qua,
chi la prende e chi la da! Dove sei, dove stai?
Fatti sempre i fatti tuoi!

I miei amici, o amici miei

I miei amici, o amici miei

A distanza di meno di 15 secondi l’una dall’altra due persone distanti tra loro circa 280 km spediscono ad una terza persona il medesimo video musicale.

Coincidenze?
Trame del destino?
E’ il mio Karma che mi parla?
Sì, dico il "mio" Karma perchè ovviamente la destinataria del serendipitico messaggio ero io.

Valutate voi, il video era questo

…e Buon Anno!

…e Buon Anno!

Che già se il buongiorno si dovrebbe vedere dal mattino, ho capito che il 2008 mi sta profondamente sui maroni.
Ma poi ti consoli dicendo che tanto, peggio di così, la situazione non può scadere.
Tipo, cosa vuoi che succeda ora?
Che mi sono aumentate le sigarette.

nda: sì, l’italiano mi ha abbandonata. spero che almeno torni a portar via la sua roba.

Il questionario e la cesoia

Il questionario e la cesoia
In questo momento di massima autostima, mi immagino come una statua di marmo austera che si staglia contro un cielo privo di nubi. Il volto liscio e bianco, le labbra da statua classica senza espressione, gli occhi da statua classica senza iridi, in una posa ieratica nel vestito a pieghe. Nella mano sinistra impugno una pergamena arrotolata, nella destra un paio di cesoie da giardinaggio.
Spero di incutere abbastanza paura solo dall’immagine. Spero d non dover ricorrere all’utilizzo delle parole.