Monthly Archives: novembre 2007

In attesa di Gunther

In attesa di Gunther
…e siccome è facile incontrarsi anche in una grande città…

Poi dicono che Milano sia grande.
Ti accorgi che non è così quando trovi lavoro esattamente a metà strada tra un negozio di abiti da sposa e l’appartamento in cui hai perso la verginità.
Poi dicono che Milano sia dispersiva.
E tu te ne stai lì serena a mangiarti i tuoi panzerotti di Luini in piazza San Fedele e senti urlare "belle gambe!" e sai che può essere solo una persona, e ti pulisci la bocca senza nemmeno voltarti a controllare. Mica gli vuoi lasciare l’alone di fritto sulla faccia.
Poi dicono che Milano sia crudele.
Io, al massimo, potrei esserlo. Depenno dall’agenda e dalla memoria luoghi e posti e locali e strade. Un anno buono che riesco a non incontrare lui. C’è di che mettersi d’impegno. Perchè sui muri di Milano insieme ai manifesti abusivi si appiccicano tanti di quei ricordi… Ma Milano è buona, e appena se ne presenta l’occasione me li ridà tutti indietro.

…cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu


Il Cuore. Chissà se esiste ancora, ad esempio.
Il Brutto Anatroccolo. Ho dovuto quasi insultarli quella sera, mi ci volevano portare a tutti i costi e me ne sono tornata a casa offesa come una serpe. Poi infatti, non me lo volevano raccontare, che c’eri.

Che non è Gunther

Che non è Gunther

… e nemmeno Gunthax*

Affinchè certe perle non vadano perdute. Ad imperitura memoria di quei momenti in cui mi sento scema, e mi accorgo con gaudio di non essere sola.

Protagonisti: Malapuella e G.

G. – maccerto, eh?
M. – [omissis] a tuo esclusivo uso e consumo, chebbrava che sono
G. – massì, sei brava
M. – apperò… maggrazie!
G. – maffigurati, èmmeritato
M. – solo una parola metterà fine a tutto ciò… ebbasta!
G. – … non c’è bisogno di parole per mettere fine a tutto ciò… basta unbacio (licenza poetica)
M. – … … … … … … … … … tuddici?
G. – eggià
M. – li hoffiniti… quasi
G. – mannò, qualcuno se ne trova sempre…
M. – ma quanto ti stimo? a presto, ora scappo ^^
G. – appresto…
M. – ho creato un mostro! … oddìo…


*nel titolo (e nel sottotitolo): un’abile operazione di Marketing volta a stimolare l’interesse verso il prodotto che fra poco verrà presentato in tutto il suo fulgore. Donne, preparatevi.

Affollamenti

Affollamenti
Stare sveglia fino alle cinque del mattino ,quando mi sono alzata alle sette e poi mi tocca bissare il giorno dopo.
Ecco, questo quando vivevo con i miei non accadeva. Che mi alzassi alle sette, intendo.
Sono in fase di esplosione creativa, e un po’ mi lascio perplessa da sola.
Mentre faccio una cosa, ne penso altre cinque. Raggiungendo vette di avulsione dalla realtà che mi lasciano un po’ perplessa.
Mi viene tutto facile, e continuo a domandarmi dove sia la fregatura. Mi prendo e mi rigiro tra le mani, e mi osservo. Perplessa.
Oggi ad esempio mi è caduto lo sguardo sullo specchio dorato di fronte a cui mi stavo lavando le mani, e anzichè guardare me ho guardato la statua di marmo con le braccine mozzate che si rifletteva alle mie spalle e ho pensato: povera, povera, povera te che non puoi più suonare. Poi mi sono guardata dritta negli occhi e mi sono detta, ehi, bambolina, cerca di riprenderti che qua butta male.
Ho dedicato una musica ad un vecchio estatico, che mi raccontava del suo viaggio in Finlandia. E dentro mi dicevo, come fa a saperlo lui della mia antica fissazione per la Finlandia… poi ho rimesso il limite, la sottile traccia di gesso per capire che stava parlando di sè, non di me. E mi sono concentrata sul fatto che devo confrontare le diverse versioni dell’Edda per capire in che accidenti di sottodialetto Norreno potrebbe essere quella cavolo di frase.
E dietro a quel piccolo confine mi sono chiusa tutta, rannicchiata, senza pensieri coerenti, finchè non è arrivato a farmi ombra sulla tastiera un gigante biondo visibilmente avvinazzato che ripeteva beautiful, beautiful, e mi ha rotto la magia, però mi ha fatto sorridere.
E quello che mi guardava tutto rapito: il mio volto espressivo, il gesto plateale, la sofferenza dell’anima che forza lo strumento per farsi arte. Sticazzi. Era solo mal di schiena, poi ho chiuso il coperchio e me ne sono andata via.

Ma in tutto ciò, quel che più mi turba è dover timbrare il biglietto sul tram. Chè dopo 15 anni di abbonamento sono stravolgimenti duri da metabolizzare, eh.

P.S. Non è vero che non scrivo più… faccio scrivere tutto alla mia creaturina