Monthly Archives: maggio 2007

Chi se ne va che male fa

Chi se ne va che male fa
Menando vanto di essere una stronzetta presuntuosa, me ne vado con dei gran sorrisi e senza sbattere la porta.
Cercare di far stare la gente al proprio posto è un’impresa troppo difficile per me, non mi ci metto neppure. Semplicemente, sto cercando di mettermi io al posto giusto. Il posto giusto per me. Tipo, al centro dell’universo.
Ché se non ha ancora imparato, a cinquant’anni, a stare al mondo, di certo non perdo tempo io a veniglielo ad insegnare, Signora. Sono troppo stronzetta e troppo presuntuosa. Colpa mia, lei continui così che si troverà sempre male, e sarà sempre per colpa di qualche stronzetta presuntuosa, anche meno stronzetta e di certo meno presuntuosa di me.

Il cinismo del martedì

Il cinismo del martedì
Ed ora che s’è chiuso Cogne, ci serviva un altro appassionante caso con cui spaccare le coscienze.
Vespa e Mentana sono salvi, ancora una volta.
L’Italia è sempre di più una Repubblica fondata sulle mamme.
E sulla televisione.
E sulle mamme in televisione: sono salvi ancora una volta anche i parrucchieri, purchè conoscano il segreto di una franzetta perfettamente bombata.
Io, personalmente, non vedo l’ora che entri in scena Taormina. Che stia con le mamme o con le maestre, non può mancare.

Senza filo

Senza filo
L’odore dei tigli che mi accompagna nell’ultimo tratto di strada.
Sta diventando l’odore del buon rientro, dell’abbraccio.
Non mi importa più che ci sia qualcuno o meno ad aspettarmi.
Basta l’odore dei tigli che mi accompagna nell’ultimo tratto di strada.

Sono stufa di mettere questi vetiti neri, sono stufa come quando mi stufavo leggendo Carver.
Sarà che ci sono donne da birra e motel, io sono più da harem. E sciroppo di amarena.
Il nero non mi piace, anche se mi rende pallida e bella. E Carver mi annoia mortalmente.

Io amo i cavalli. E se questo vi pare non significhi molto, forse non abbiamo poi del grand’ altro da dirci.

Un’altra volta ancora, e poi mi riprendo l’odore dei tigli. So quando sentirmi a casa. E oggi, sì, oggi dopo Grillo e il lavoro e Bobby McFerrin e la puzza dell’autobus, dopo la fasciatura sempre meno bianca, dopo le belle notizie, dopo i cattivi propositi, dopo il cellulare scarico e il mal di schiena, le stelle di mare seccate e chiuse nelle retine di nylon, e la luce del cielo e la focaccia genovese e il naviglio e il paradiddle, oggi dopo tutto oggi, oggi mi sento così bene nella mia pelle che il mondo potrebbe, dovrebbe bruciare d’invidia. E mi sento così a casa che l’odore dei tigli mi sciupa.

E nella vita… cosa fai?

E nella vita… cosa fai?
Sì, lo so che ne avevo già parlato qua.
Ma mi diverte ogni volta la faccia che fanno.
Se mi chiedessero "e per portare a casa la pagnotta… cosa fai?", beh, avrebbero come risposta il banale elenco dei miei quattro lavori precari con cui arrivo alla fine del mese con quasi uno stipendio intero, ma inevitabilmente mi chiederebbero perchè mi sbatto in mille lavorini e non mi concentro su una cosa grossa, e allora saremmo punto e a capo.
Nella vita? Faccio la pianista.
Le reazioni sono sempre impagabili.
Ieri, però, credo di aver assegnato l’oscar.
L’espressione imbattibile, definitiva, quella che nessuno mai.
- E nella vita… non guardare, non guardare, e dimmi… e nella vita cosa fai?
- La pianista
- Ah.
Il chirurgo del pronto soccorso, a cui mi sono presentata mezza svenuta con l’indice della mano sinistra capitozzato.