Monthly Archives: gennaio 2007

Casa dolce aaargh

Casa dolce aaargh
- No, no, no, così non va… non va bene, no, no. Non va. Non va. No…
- Cos’hai?
- Ma guarda, questa non è una casa: è una tana! Bicchieri sporchi ovunque, fogli che volano, vestiti sparsi, e la polvere! e i pavimenti! e i vetri! Devo fare qualcosa, devo fare qualcosa, devo fare assolutamente qualcosa…
- Tipo pulire, magari?
- NO!
- ?!?
- Più tipo lamentarmi, ecco… mi sembra costruttivo… dici di no?… sniff… nessuno mi capisce… sniff, sniff…

 

Le risposte che vi dovete aspettare

Le risposte che vi dovete aspettare
I
- Suoni il pianoforte?
- Ehssì.
- Maddài, che bello! anche io quando ero piccolo ho preso qualche lezione… fighissimo!
- Ehssì. E tu cosa fai?
- Io sono ingegnere, progetto ponti.
- Maddài, che bello! anche io quando ero piccola mi divertivo un mondo a giocare col lego… fighissimo!

II
- Suoni il pianoforte?
- Ehssì.
- Che storia! Io mi ricordo, alle medie a educazione musicale ci facevano suonare il flauto… mi piaceva troppo! Peccato che poi non ho più avuto tempo e ho smesso!
- Ehssì. E tu cosa fai?
- Io sono architetto, disegno case.
- Che storia! Io mi ricordo, alle medie a educazione tecnica ci facevano fare le squadrature dei fogli con le squadrette e il compasso… mi piaceva troppo! Peccato che poi non ho più avuto tempo e ho smesso!

III
- Suoni il pianoforte?
- Ehssì.
- Ahhh! Sai che anche io sono pianista?
- Wow! Davvero?
- Sì, sono autodidatta… adesso sto imparando un pezzo di Ludovico Einaudi. Magari una volta ti faccio sentire, così mi dai qualche dritta, eh? che ne dici?
- Ehssì. E tu cosa fai?
- Sono medico.
- Ahhh! Sai che anche io? Cioè, sono autodidatta… sto facendo la raccolta dei fascicoli dell’ Enciclopedia della Salute con Il Corriere. Magari una volta ti opero alle tonsille, così mi dai qualche dritta, eh? che ne dici?

IV
- Suoni il pianoforte?
- Ehssì.
- Ah. E di lavoro, invece, cosa fai?
- …
  …
  … no, però apprezzo la franchezza, davvero. Vaffanculo.

Incipit*

Incipit*
Un’auletta soffocante e dai muri dipinti di un giallino triste.
La piscina comunale.
Un letto sfatto, con la tapparella mai chiusa che lascia entrare la luce anche di notte.
Un vagone della metropolitana, linea 1, fermata Inganni.
La strada lunga verso l’automatico delle sigarette.
Un corridoio illuminato al neon.

Pare proprio che alle mie storie d’amore piaccia scegliersi come luoghi d’esordio i posti più squallidi che si riescano a concepire.

Mi viene il dubbio che forse è grazie al confronto con la tristezza dello sfondo che guadagno in appeal.

*no, non sono depressa, faccio sempre così prima di un impegno importante. Massacro un po’ l’autostima e l’egocentrismo: azzero per meglio accumulare in seguito. E no, luride iene sciacalle ed avvoltoie, non ci sperate neppure in quel pensiero che vi è balenato fugacemente.

Quello che ho da offrire

Quello che ho da offrire

Di mani e di niente.
Di ciocche spostate dalla fronte.
Di parole allegre, di vene torturate, di pennelli lasciati tempo fa sulla scrivania, di lingue straniere che ho smesso di studiare.
Di occhi che si abbassano.
Di luci dimenticate accese, e di pigrizia, e di battute sguaiate.

E’ solo di questo che qualcuno a volte ha voluto innamorarsi.
Per poi accorgersi che non era molto.
Però per poi accorgersi che era tutto.
Almeno, tutto quello che ho da offrire.

Pioggia

Pioggia
Non questa condensa di pensieri tristi, di aspettative inevase, di promesse non mantenute e ambizioni frustrate. La pioggia dovrebbe essere acqua appena appena sporca del grigio che porta via dal cielo, quando lo sciacqua per farlo tornare azzurro. Invece questo è uno sgocciolare mogio e informe, appiccicoso, senza veemenza, senza direzione, che anche alle luci gialle dei lampioni fa schifo toccare, e infatti sembra tutto più buio. Forse domani nevica.

Pacs-Nerd

Pacs-Nerd
In una storia d’amore non è sempre tutto rose e fiori.
Soprattutto all’inizio: ci sono anche le bolle di sapone e lo zucchero filato.
E così imbambolati in questo limbo di zucchero e miele, ad un certo punto, più o meno coscientemente, si inizano a prendere decisioni (che film vediamo stasera? mutandine con le mucche o con le pecorine? andiamo a vivere insieme?).
E poi, la collisione con la realtà.
Non si può vivere così, al di fuori degli schemi, senza regole e senza etichette.
La vita vera, fuori dal mondo di Fruttolo, esige chiarezza: certificati di residenza, carte fidaty, punti fragola, tasse dei rifiuti, stati di famiglia.
E così, addio al bel periodo in cui non serviva nemmeno farsi promesse: ciò che è tuo è mio, ciò che è mio… beh, con calma, poi vediamo, diciamo che se vuoi te lo presto, ogni tanto.
E noi, davanti alle responsabilità, siamo cresciuti, abbiamo preso una posizione chiara.

"Convivenza more uxorio, con comunione dei beni e separazione dei cookies"

Ovvero, finalmente la Mala ha un pc tutto per sè.
E non un pc qualunque, ma il pc su cui è stato concepito e dato al mondo questo blog.

(applausi)


Ed ora, scusate, ma non posso continuare a scrivere perchè c’ho il fidanzato su msn che mi chiama dalla cucina e mi chiede se accetto la sua sfida a battaglia navale on-line.

Il mio Lohengrin*

Il mio Lohengrin*

Non ti chiederò il tuo nome.
Si spegnerà il dolce canto e saremo soli per la prima volta.
Non ti chiederò da dove vieni.
Non ti chiederò chi sei.
Non ti chiederò del tuo passato, se ne hai o se lo hai solo dipinto.
Di tuo padre, di mio fratello, del dubbio e dell’innocenza.
Non avrà più importanza.
Non ti chiederò il tuo nome.
Quando si spegnerà il dolce canto saremo per la prima volta soli, come in sogno.
Non ti chiederò il tuo nome, non avrà più importanza.
Ti chiederò solo di restare, chiunque tu sia. 

* si ringraziano l’infaticabile Richie Wagner per avermi suggerito cotanta ispirazione poetica-musicale-drammaturgica, il teatro alla scala di milano, tutta l’orchestra in particolare il M°P**** e il M°G****, i mezzi dell’atm metropoltana compresa e il mio amico Andrea per avermi permesso anche questa notte di perdere preziosissime ore di sonno, e da ultimo, ovvimente solo nell’elenco ma non nella vita, l’anima bella che ha provvidenzialmente abbandonato un pacchetto semi-pieno di sigarette sulla scrivania, corroborante conforto e supporto nella produzione del post.

Paolo

Paolo

Ho conosciuto Paolo quattro o cinque anni fa. Sua caratteristica fondamentale è quella di farsi trovare un po’ ovunque nelle notti milanesi. Non lo conosco bene, anzi, diciamo che non lo conosco affatto, però è la persona che incontro più spesso in assoluto. Lo incontro ovunque, Paolo. Il più delle volta a teatro, ma anche nei locali, una volta l’ho visto alle Scimmie e mi sono nascosta. Non che non lo volessi salutare o che non mi andasse di fare le solite due chiacchere, ma temevo che potesse iniziare a credere che lo stessi pedinando. Anche sabato sera ho incontrato Paolo. Invitati alla stessa festa, com’è piccolo il mondo. Abbiamo parlato parecchio: del nostro amico comune Marco che ci ha presentati, del suo lavoro, di quanto fossi gnocca quella sera (ah, che bello saper stupire ancora le persone). E in questa lunga chiaccherata ho scoperto un sacco di cose di Paolo che non sapevo: anche lui è laureato in filosofia, in logica ad essere precisi, oltretutto è amico del mio relatore, anche lui lavora in televisione… insomma, dopo anni di incontri casuali ho scoperto che io e Paolo abbiamo tantissime cose in comune. E quando mi ha lasciato il suo biglietto da visita per poterlo contattare, ho anche scoperto che in realtà Paolo si chiama Massimo. Matupensachefigura.

Il reale è razionale

Il reale è razionale

- Quando abbiamo smesso di tremare?
- Quando ci è passato il freddo, e la paura.
Forse. Ma allora ridatemi il freddo e la paura. E la capacità di stupirmi delle mie azioni e delle tue parole.

Ci sono dei sassi qui dove cammino, tondi e lisci, ed è strano che senza essere nè appuntiti nè aguzzi siano così dolorosi attraverso la suola delle scarpe. Sono sassi reali, solidi e percepibili. Se non fosse per questo loro modo infame di farmi male ai piedi giocherei a camminare sulle uova, in bilico come mi piace stare. Ma sono sassi, reali. E loro sì hanno una struttura razionale. Ho fiducia in questi sassi, per forza ne devo avere. Fiducia nonostante il dolore, prova tangibile della loro esistenza e della loro solida razionalità. Non come la mia impulsività che mi rende irreale ed evanescente.
E’ un brutto momento per scoprirsi hegeliani. Già.