Monthly Archives: ottobre 2006

Chiara

Chiara

Sei chiara, e ti vesti di nero per nasconderlo.
Chiara, come un segnale radio che trasmette da mesi lo stesso messaggio:
"voi non mi conoscete, lasciatemi stare". Eppure sei tu ad avere in mano quel cazzo di interruttore. Spegni, allora.
Illumini come una luce chiara la tua solitudine, il vuoto che hai attorno. E quella luce troppo chiara non può nulla per illuminare il vuoto che hai dentro.
Chiara come il grido di sfida di chi non cerca nemici, ma rivali.
La tua pelle chiara alla luce della prima alba, all’ora di rincasare. Pelle di animale notturno e silenzioso, schivo e così aggressivo, affascinante creatura piena di contraddizioni, che non ti vergogni delle tue banalità sapendoti bella, perchè io è così che ti immagino: chiara e bella.
Ma sei chiara, come una bugia detta da un bambino. Innocente e poco convincente da far quasi tenerezza, se non fossi così pateticamete attaccata alla tua difesa personale.
Così chiara tra la folla, passi inosservata, così chiara che sei quasi trasparente.
E trasparente non vuol dire limpida.
Chiara, ma senza chiarezza.
Sei chiara, e per avere più spessore ti dipingi le ombre addosso. Ma dura sempre troppo poco, il trucco c’è e si vede.
Chiara che fa male, chiara da far paura: ma più a te stessa che agli altri. Perchè sai che vorresti crederci e non puoi.
Chiara sei, ma più che chiara sembri stinta, sbiadita.
E il mio ultimo omaggio, il mio primo favore a te, e l’ultima mossa del mio gioco, sarà lasciarti sbiadire piano, scolorare via anche dalla mia fantasia
. Lasciarti tornare nell’indistinta indifferenza da cui ti ho tolto:
Chiara come le gocce dell’antidoto che si rivelato uguale al veleno: mai curare la noia con la noia. Ora lo so, mi è chiaro.

Non ci siamo

Non ci siamo
Mi piacerebbe essere una di quelle ragazze ordinate e precise. Una di quelle ragazze che non si fanno mai cogliere impreparate, che hanno sempre i fazzolettini di carta in borsa, che hanno sempre il trucco a posto, che comprano le lenti a contatto in anticipo ma nel caso le avessero finite sanno sempre dove hanno riposto gli occhiali. Quelle ragazze che iniziano un quaderno nuovo ad ogni esame che preparano, che hanno sempre un taccuino a portata di mano per segnarsi le cose da non dimenticare, che sanno sempre che giorno è e sono sempre pronte a prestarti la loro penna se per caso la tua è scarica.
Vorrei tanto, tantissimo essere così.
E non andare al primo colloquio con il mio relatore per decidere l’argomento della tesi e dovermi appuntare la bibliografia su una ricevuta della pizzeria scovata in un angolo della borsa tra un pacchetto di croccantini per i gatti e il mazzo di tarocchi, dovendogli oltretutto chiedere la penna in prestito perchè la mia, arancione, sul giallo della ricevuta è illeggibile.

Pavana Lachrymae

Pavana Lachrymae
E siccome qui è tutta una valle di lacrime, anche i gatti hanno imparato.
Piangono davanti alle ciotole (che siano vuote o piene)
Piangono davanti alla porta del bagno (che sia chiusa o aperta)
Piangono seduti sul pavimento, perchè vorrebbero salire sul nostro letto ma lo abbiamo preso apposta a palafitta.
Piangono in coro, con delle vocine che mi spezzano il cuore.

Che mi spezzerebbero il cuore.

- Allora, sentitemi bene Tronchetti e Provera: perchè non vi arrampicate sui miei jeans e mi graffiate un po’ i maroni, che magari mi date meno fastidio?

Che famiglia difficile.

Post triste aspettando che torni a casa dal lavoro a piedi, che c'è una buona notizia e non vedo l'ora di abbracciarti

Post triste aspettando che torni a casa dal lavoro a piedi, che c'è una buona notizia e non vedo l'ora di abbracciarti

Io piango silenziosa sul divano, abbracciadomi le ginocchia.
I gatti vengono a farmi le fusa e a leccare le lacrime dal mento.
"E’ diventare grandi", mi dici.
Ma allora perchè mi chiami sempre "piccola".

Vera Artista

Vera Artista

Sono delusa e preoccupata. Ho scoperto che non potrò mai essere una Vera Artista finchè mi mancano due cose fondamentali. E io voglio porre immediatamente rimedio all’incresciosa situazione, perchè non c’è nulla che io brami di più che poter essere considerata una Vera Artista.

Primo. Non sei una Vera Artista se non puoi vantare nel tuo passato più o meno recente un profondo disagio nei confroti del mondo che sia poi sfociato in gravi disturbil alimentari.
Ok, facile. Purtroppo per quanto io mi sforzi di odiare il mondo, il mondo continua a manifestare uno spudorato amore nei miei confronti. Da domani inizierò a nutrirmi esclusivamente di tubetti di pasta d’acciughe. Uno e mezzo al giorno. E poi vediamo.

Secondo. Non sei una Vera Artista se ti mancano cinismo e scorrettezza.
Ma mi sa che un solo post non basta, vero?

In che film l'hai visto?

In che film l'hai visto?

Amo quel tuo lato giocoso. Quando smetti per un momento di pensare al reale, e non mi sembri quasi più lo stesso uomo che legge il suo quotidiano dopo pranzo, con la sigaretta tra le labbra.
Amo quel tuo lato un po’ bambino. Con gli occhi grandi rapiti dalle immagini sullo schermo, e la bocca stupita sempre in bilico tra un sorriso e un "oooh".
Amo quel tuo modo da teatrante di inventarti e trasformarti, a seconda delle suggestioni.

Come quando abbiamo visto un film sui pirati, e ti sei fatto crescere i baffi e quel pizzetto buffo un po’ asimmetrico da Jack Sparrow.
Ti ricordi?
Hai accettato di rinunciare alla bandana solo quando ti ho detto che faceva troppo Berlusconi.
O quando abbiamo visto il film su Tarzan… per giorni hai risposto al telefono facendo "Uh Uh?".
E lottavi con i gatti come fossero pantere, e le tende erano liane, camminavi appoggiando le nocche delle mani al pavimento, ti ricordi? 
C’è di buono che avevi anche smesso di usare le posate, leccavi direttamente il piatto: ed era la mia settimana di turno per lavare le stoviglie.

Io, che non ho mai amato il cinema e che ad un film ho sempre preferito un libro. Io, che ho sempre considerato il cinema un’arte cadetta. Io che ho sempre preferito immaginare ed inventare pittosto che vedere.
Sono affascinata dal tuo modo di reinterpretare e fare tuo ogni film che vedi. Un modo come un altro di avvicinarlo a me con la tua chiave di lettura allegra e fanciullina, il tuo modo di travasare l’immagnario nel reale. Non so se il cinema migliorerà la mia vita. Ma ho deciso di superare la mia diffidenza e, con il tuo aiuto, di farmi una cultura.

Stasera ci guardiamo "I quattrocento colpi"?

E' di famiglia

E' di famiglia

Emma, la simpatica cagnolina di famiglia, una westie tutta pepe, farà i cuccioli.
Ora, non vorrei sembrare paranoica, ma l’universo che mi circonda ha deciso di indire un torneo di procreazione, visto che è da tutto settembre che sento parlare solo di figliate e simili. E vabbè.
Ma non è questo il punto.
Indagando-indagando, ho capito che essere state a letto con il mio attuale ragazzo è una sorta di rito di passaggio, di tappa obbligata, di momento imprescindibile per ogni ragazza tra i 20 e i 35 anni di Milano e dintorni. Una cosa del tipo "Ah, sì… beh, ci siamo passate tutte, tranquilla". Come l’Erasmus, o il Mom al mercoledì, come le gonne a righe della fiera di Sinigaglia e il collettivo al liceo, o la prima volta che torni a casa brilla e lasci le chiavi appese alla toppa all’esterno.
Ora, dov’è il punto?
Il punto è che è stato provato etologicamente e antropologicamente che carattere, abitudini e addirittura caratteristiche fisiche simili accomunano gli umani ai loro animali da compagnia.
Ecco. Oggi i miei mi hanno comunicato che Emma si accoppierà e figlierà con un cane che si chiama Gigolò.
Sarà di famiglia.

Ma io, astuta, ho voluto due gattini maschi a ‘sto giro. E si farà quello che si deve fare.
A buon intenditor poche parole.