Monthly Archives: luglio 2006

ad Elsa e Nicolò

ad Elsa e Nicolò

C’era una città, e la città era tutta sveglia e colorata.
C’era la notte, e sembrava che invece fosse giorno.
C’erano strade e persone, e bandiere, e il pavè bagnato di birra, condensa ed euforia.

C’erano canti, c’erano abbracci, e c’erano sorrisi per chiunque incontravi.
C’erano amici, riconoscersi per caso, e sconosciuti da salutare come fratelli.
C’erano carabinieri e polizia, fuochi accesi, e tanta tanta folla, da perdersi.

C’era una lunga camminata da fare.
C’era un premio da ritirare.
C’era la voglia di sentirsi vicini, e di raccontarsi che tutto era possibile.

Io volavo leggera nelle mie scarpine aperte, veloce tra la folla, agile a schivare i cocci di bottiglia.
Lui aspettava da qualche parte, in qualche posto trasfiguarato dalla festa.
Io avevo il cuore in gola, non per la camminata.
Io mi ero persa, perchè non si vedevano più i palazzi e le case, i muri o i nomi delle vie: solo tante persone che mi accarezzavano con le loro bandiere.
Lui pensava "Ti aspetto tutta la vita".

Era l’anno in cui l’Italia vinceva i mondiali.

Lei pensa esausta "Dove sei?"
Lui la riconosce tra la festa, e la porta via tenendola per mano.

Era l’anno in cui l’Italia vinceva i mondiali, era proprio quella notte lì.

Botta e risposta

Botta e risposta

Non avrò sempre parole poetiche, o racconti da regalarti.
Non saprò scegliere ogni volta una frase per darti quello che non si può dire.
Spesso me ne starò in silenzio.
Mi capirai lo stesso?
Sarò il tuo oracolo, la tua voce è già dentro di me.

Non ci saranno solo gesti lunghi e ponderati.
A volte degli scatti, più facile l’immobilità.
Non sempre solo lenti ballati al buio e senza musica, o la mia mano che plasma e dirige un concetto davanti ai tuoi occhi.
Ci saranno i gesti banali, i gesti quotidiani, i gesti smemorati, i gesti inconcludenti e sconsiderati.
Non importa, sarò meno che un mimo, meno che uno specchio. O se preferirai la tua odalisca.

Non saranno per sempre sere d’estate.
Ci saranno le volte che mi chiuderò nella mia pioggia, e quelle che sparirò nella nebbia di mille città.
Ci saranno le giornate di vento, e lì sarai più bella, spettinata e distante.
Ma anche i giorni di neve, emozioni cristallizzate, momenti sospesi.
Mi difenderai dal tempo di fuori, e dal tempo che passa?
Sarò una clessidra, al posto della sabbia chicchi di grandine e baci dati di nascosto.

Non ci sarò sempre.
Non te lo prometto.
Sarò assente, distratto, cattivo, egoista, sbagliato, possessivo, altrove.
Avrò momenti di amore assoluto, e altrettanti di assoluta assenza.
Sarò in fondo a me stesso, e mi dovrai venire a ripescare.
Sarò catturato dal volo di una cincia, e mi dovrai lasciar provare.
Ora, però, fammi l’amore.

Apologia della schiscètta

Apologia della schiscètta

La nostra Milano, Milano la bella, quando ancora c’era la nebbia, quella vera.
I palazzi e le strade, a violentare lembi di campagna, quando via Gluck era ancora periferia che quasi non la potevi chiamare Milano.
La Breda rossa, gli scioperi, lotta e ideali. Gli ideali, e la fame. Chiave inglese in una mano, nell’altra la schiscètta.
Spalla contro spalla, il Pierin e il suo collega di reparto Nicola. Sguardi lontani, pugni serrati, la sirena che suona. La scatoletta di tolla, con la sua forma ovale e il coperchio chiuso da due molle.
Dentro, l’amore delle loro donne. Donne da tanti figli e da case di ringhiera. Donne da panni stesi in ballatoio, e il lesso fatto la domenica, con la mostarda del Guercìn. Donne che ancora non perdono i colori del mare, neanche sotto questo cielo lontano e freddo, donne che la peperonata e la ‘nduia portata dal cugino Toni.
E i loro uomini, operai dalle mani dure, ma ancora così gentili nelle lenzuola rammendate. Uomini che non si va più a ballare, ma dai Mariettina, che te voeri ben.
Perchè il gesto d’amore più grande, è preparare da mangiare all’amato.
Perchè la nostalgia più dolce, è mangiare nell’ora d’aria della pausa pranzo l’amore che la tua donna ha messo nel cibo.

Capisci perchè non la prendo bene se mi dici "Ma che schiscètta, dai, no… magari facciamo un salto da McDonald’s"?

Avanti così

Avanti così

Avrà le spalle accoglienti e lo sguardo puntato in avanti.
Per proteggermi dal vento quando mi porterà sulla costa a vedere il suo mare, e riconoscerà le stelle e me le chiamerà per nome una ad una. E inventerà un nome anche per quelle che non conosce.

Camminerà due passi avanti a me.
E mi aprirà la strada, voltandosi appena ma stando attento a non perdermi nella folla.

Più per non farsi ferire che per non ferire me, metterà sempre la mani avanti.
E mi racconterà dei suoi valori, dei suoi amori falliti, della sua fiducia e fedeltà, delle sue notti bianche e delle sue giornate nere. Per attutire la caduta: mani avanti e ginocchia sbucciate.

Sarà davanti a me, ma non per sbarrarmi la strada.
Per dirmi che c’è, ed è pronto a stare al mio fianco. Da ora, se voglio da domani. Ma c’è.

Correrà avanti con il pensiero, alla nostra casa, ai nostri bambini. Quello che gli insegneremo insieme, e le fiabe che inventerà per farli addormentare, alle cene in cucina, e a quando inizieremo a leggerci l’un l’altro le rughe intorno agli occhi come se stessimo leggendo un libro di poesie.

Sempre davanti. In ogni momento, in ogni occasione. In tutte le situazioni.

No, beh. Non proprio in tutte, dai.

Tea for Two

Tea for Two

- Puella! Ciao, disturbo?
- No, figurati… entra pure, quasi ti aspettavo…
- Mamma mia che faccia! Abbiamo visto momenti migliori, eh?
- Eh, già. Però anche tu, è da un sacco che non ti fai vedere!
- Dai, metti su un thè e raccontami tutto, con calma
- Un thè? con ‘sto caldo?
- Sì, sì. E’ quello che ci vuole. Guarda che in medio oriente fanno così per non sentire il caldo. E poi idrata. E poi, porta pure quei biscottini al burro scozzesi, quelli buonissimi… E racconta. Dall’inizio.
- Mah, da dove devo partire… sono molto confusa. E molto stanca. Sento che le situazioni mi stanno scivolando dalle mani.
- Se vuoi trovare la chiarezza nelle situazioni devi prima fare chiarezza in te stessa.
- Sì, ma non è come dirlo.
- Ma tu, per te, cosa vuoi esattamente?
- Boh. Io mi accontenterei di essere felice. Lo so, non è poco. Ma fino a poco fa non mi sembrava una cosa per cui doversi sforzare.
- Ma sei sicura? Guarda che a me pare che tu ti sia sempre impegnata un sacco per far funzionare le cose. Tu sei troppo squadrata: affronti tutto con questo spirito calvinista… che sia lo studio, il lavoro, o le relazioni… ti ci butti anima e corpo, senza riserve. Forse adesso hai bisogno di fermarti un po’.
- Ma scusa, cosa c’è di male? Io vivo le cose fino in fondo, con passione…
- Sì, però esigi sempre che i tuoi sforzi siano premiati. E questo va bene con la musica, con l’università, nel lavoro… ma nelle relazioni non è così. Non basta applicarsi per ottenere un bel voto. Oh, ma non ce l’hai più quel cioccolato Lindt a due strati? Era troppo buono…
- Sì, vediamo… eccolo qui.
- Hai capito? Devi imparare a lasciare fluire le cose, farle scorrere spontaneamente. Devi accettare il fatto che non puoi sempre controllare tutto.
- Ma questo lo so! Però… mi chiedo perchè ora mi sembra tutto così faticoso, e doloroso…
- Forse hai finito la benzina. O forse, semplicemente, ti stai rendendo conto che l’ immagine perfetta che avevi costruito nella tua testa e che ti sforzavi di realizzare nella realtà delle cose non esiste. O è solo un po’ diversa da come…
- No. Io non ci credo. Tu mi stai dicendo che non è vero che il mondo mi sta crollando addosso, ma stanno crollando solo le pile di pellicole dei film che mi sono fatta? Non è possibile.
- Mah, io ti dico quello che penso, quello che vedo. Sono qui apposta, altro non posso fare.
- Sì, lo so. E’ che mi sento come avviluppata da mille dubbi, e mille incertezze, e mille responsabilità…
- E non sai se sia meglio provare a sciogliere i nodi con pazienza o troncare tutto con un bel colpo di machete, giusto?
- Esatto. Proprio così. Tu… tu cosa mi consigli?
- Mah, consigli. Non c’è cosa peggiore in queste situazioni. Ascolta il tuo cuore. Io che ne so? Che ne devo sapere? E poi, passa ‘sta canna, dai! Ti pare il modo di trattare gli ospiti?
- Ah, grazie! Ma lo sai che per essere la mia coscienza sei davvere una gran zecca?!?