Monthly Archives: maggio 2006

Frasi romantiche

Frasi romantiche

Al nostro primo appuntamento, il primo vero, non l’incontro casuale ma quello premeditato.
Fuori dal posto di lavoro. Con le telefonate prima, per mettersi d’accordo, e il puntello davanti alla Feltrinelli, e la scelta del come vestirsi.
Quando ancora ci annusavamo da lontano, e ci guardavamo curiosi e stupiti.
Quella sera di luci e locali, e prime confessioni.
Quella sera mi hai detto una frase, un frase romantica come mai me ne sono state dette. Lì ho capito quanto già tenessi a me.

- Sai, ieri notte non riuscivo a dormire. Sapevo che oggi ci saremmo visti, finalmente da soli. Ero tutto emozionato, felice… come il giorno prima di andare a ritirare il Porsche

Nuove parole

Nuove parole

Per te inventerò nuove parole
Per te troverò suoni diversi con cui rivestire emozioni antiche
Per te avrò vocabolari segreti e grammatiche distratte
Per te e solo per te, per arrivare alla tua essenza seguendo percorsi intentati, disegnando sentieri di allitterazioni e consonanze

Per vedere se riuscirai a capirmi, prova intanto a tradurmi questo
"Mi potresti accrocchiare il catrozzolo che si è tutto scamazzato?"

Chi è Gago?

Chi è Gago?

Gago è il suo migliore amico. Si conoscono da trent’anni.
Io invece l’ho conosciuto una sera, era venuto a Milano per lavoro e siamo andati fuori a cena tutti e tre. Eravamo rimasti d’accordo che ci si sarebbe rivisti quando sarebbe dovuto tornare a Milano, ma così non è stato. Allora mi sono fatta dare il suo numero

- … almeno lo chiamo, gli faccio un saluto
- dai, fai bene. Oh, ma sai cosa mi ha detto ieri? Io gli dicevo, senti non dire a Fidanzata che l’altra volta siamo usciti con Puella, mi raccomando. E lui, sì però… se fossi in te quella Puella lì cercherei di portarmela a letto.
- Stai dicendo che lui non sa…
- No, niente

Considerazione della Puella:
1- non ci credo che non gli hai raccontao niente, e comunque non ci credo che lui non si sia fatto un’idea mediamente chiara e distinta dei rapporti che intercorrono tra noi. Ma se dici così… in fondo lo conosci da una vita, io l’ ho visto una sera soltanto.
2- cresciuti proprio alla stessa scuola, eh? mi sento un po’ trattata come elemento da branda, no so…

Comunque, è deciso. Stasera chiamo Gago, con tanta allegria e simpatia come solo io so fare. Poi però si parla di cose serie.

- Vedi Gago, lo so che ti sembra strano che io ti telefoni… è che veramente vorrei parlarti di Lui. Insomma, tu lo conosci da sempre, avrai capito che cosa succede… io sono un po’ preoccupata… secondo te va tutto bene? No perchè ieri mi ha chiamato, mi ha detto che ci sono questi problemi con Fidanzata… che probabilmente lei tornerà a vivere da un’altra parte… Gago tu lo sai, io di Lui sono un pochino innamorata, l’avevi capito. Io non mi voglio mettere in mezzo, ma secondo te perchè lui mi chiede queste cose? Mi parla di queste cose, Gago io non voglio entrarci per nulla…

 

Stasera

Stasera

Stasera sarò lì. Nel posto in cui ci siamo conosciuti. Quel corridoio bianco, luminoso chiuso da due porte. Sai che adesso hanno aggiunto degli oblò alle porte? Così non ci scontrerà più, chi entra, chi esce, ci si potrà vedere prima. Chissà se sarebbe servito un accorgimento così semplice ad evitare lo scontro tra noi. Tu sempre così di fretta, io sempre troppo distratta. Il cortile, fuori. Io fumavo una sigaretta allegra, tu dentro, dietro alla porta-finestra, mi facevi le facce strane e stampavi baci troppo buffi sul vetro.
- Guarda AmicaK! Questa è l’impronta delle labbra, guarda! si vede anche l’impronta del naso…
- Puella che schifo, certo che sei davvero malata! Ma ti piace così tanto?
- Anche l’impronta del suo naso sul vetro…
- Mamma mia che schifo! Vabbè, allora fattelo, no?
AmicaK dà sempre consigli molto pragmatici, anche quando non condivide. Infatti, vi odiate voi due. Stasera sarò lì, stesso cortile che si affaccia sulla stesso corridoio. Farà meno freddo di quella sera (cos’era? febbraio?), mi fumerò una sigaretta un po’ meno allegra, non ci saranno facce buffe per me stasera, e anche le impronte sono sparite da tempo (lavano anche i vetri qui, sai?). Piano piano, con titubanza, farò il numero sul telefonino. Mi tremerà un po’ la voce all’inizio.
- Gago?… ciao sono Puella. Scusa se ti disturbo, mi ha dato lui il numero… Sei stato a Milano l’altra sera, mi spiace non essere venuta a salutarti, ma sai. Ecco, infatti, senza motivo. Pensa, mi ha mandato un messaggio per dirmi che eravate in giro, ma non vuole che lo chiami, nemmeno per farmi passare te e farti un saluto. Sai, pare che la sua ragazza sia un po’ gelosa… eh, cosa vuoi che ti dica? Senti… ma tu? tutto bene? novità?
A Gago sembrerà strana questa telefonata.

Fnac

Fnac

Sms: "Sono alla Fnac, ti serve qualcosa?"

Circa una settimana fa: la piazza era finalmente calda di sole. Finalmente una di quelle giornate in cui puoi andare in giro sbracciata e scollata, quelle giornate che passeresti al parco col cane, o su una panchina a ridere con le amiche. Una di quelle giornate che se ci pensi ti sembra che quando avevi sedici anni era così tutto l’anno.
Quando sono iniziati gli inverni? Quando hai smesso di andare al parco? Quando hai smesso di bigiare la scuola? E perchè?
Comunque una settimana fa eravamo ancora due sedicenni. Mano nella mano, occhiali da sole. In giro, senza meta, ridendo.
- Non venirmi addosso!
- Ma sei tu che spingi…
- Ma se dobbiamo andare di lààà…
- Mannò che si va di lààà…
- Oh, ma quello non è un tuo collega?
- Occheccazzz… vieni, entriamo alla Fnac
Io non so come, ho visto almeno trenta telefonini, innumerevoli dvd, 4 schermi al plasma, poi stavamo scegliendo il navigatore satellitare per te mi pare, o eravamo già ai libri, non ricordo, comunque un giorno mi spiegherai come ho fatto senza nemmeno accorgermene a ritrovarmi in bagno. Alla Fnac. Che io non sapevo nemmeno ci fossero i bagni alla Fnac. A cosa sevono i bagni, in un posto come la Fnac?
- Sono per le emergenze
- Ah, ecco, mi pareva…
Beh, io quando avevo sedici anni la cosa più trasgressiva che ho fatto in un bagno pubblico è stata di andarmi a fumare una sigaretta di nascosto dalla prof. di tedesco. Diciamolo. Altro che sedici anni: ventisei e trentasei. Lo sappimo benissimo cosa siamo in giro a combinare. Questa scusa della cotta adolescenziale non regge più, diciamocelo.

Ma a uno che dopo una settimana ti manda un messaggio così, cosa vuoi rispondere? Io rido, e basta.

Parigini

Parigini

Tutti mi dicevano: "Eh, i parigini… vedrai! Faranno finta di non capire quando gli parli, se non hai una perfetta pronuncia francese…" Beh, io il francese non l’ho mai studiato, quindi contavo di parlare in inglese ma "vedrai, a Parigi nessuno lo parla l’inglese, se chiedi qualcosa in inglese ti rispondono lo stesso in francese…".

Preoccupata e rassegnata, decisa più che mai ad arrangiarmi con quel poco che ho a mia disposizione, sul TGV faccio il ripasso di tutto il francese che so: le canzoni di "Notre-Dame" di Cocciante, qualche lied di Poulenc, il libro della Petite Taupe – la triste storia di una povera talpa che voleva sapere chi fosse stato a farle la cacchina sulla testa.
Allora, o in una vita precedente ero una fioraia parigina e ho reminiscenze della lingua e della sua perfetta inflessione, o effettivamente il dialetto milanese è una chiave che apre tutte le porte perchè, nonostante tutto, a quanto pare, io e i parigini ci capiamo benissimo, e corre anche  una certa simpatia reciproca.

Come volevasi dimostrare

Come volevasi dimostrare

Sono uscita di casa che profumavo di vaniglia, torno che profumo di muschio bianco.

- Domani parto, vado a Parigi
- E torni?
- Certo che torno! Torno lunedì. Ma probabilmente mi sarò dimenticata di te.
- …
- …
- Tu no, non puoi dimenticarti di me. Guarda: tutti i miei capelli rossi sparsi per casa, in cucina, sul divano, in bagno…
- Certo che sei proprio stronza!

Proverbi

Proverbi

Ho il grande privilegio di avere per amico il Branzi. Branzi da Branzilla, che deriva a sua volta da Brambilla. Solo che lui non è un Brambilla milanese qualsiasi. Lui è il Branzi, e mi capisce al volo.
Il Branzi una volta mi ha fatto uno dei regali più belli che io abbia mai ricevuto nella mia vita. Mi ha regalato un proverbio, un proverbio su misura, tutto fatto per me.

"Puella, tu sì che sei una donna che dice pane al pane e pesce al pesce"

Ora, non so se ci abbia mai pensato su, o se gli è scappato fuori così, come una strana contaminazione, ma il proverbio nelle sua versione rivista e corretta funziona, funziona assai.

Inizio quasi epilogo

Inizio quasi epilogo

C’è tanta gente sotto ai portici, quasi ressa. Stanno rifacendo il pavè in strada, quindi siamo costretti ad ammucchiarci qui, tra i muri e le transenne. Mi scanso, ma di poco. Non posso perdermelo, se esce e non mi vede, se esce e non lo vedo.
Esce. Mi vede, lo vedo. Si ferma a parlare con un ragazzo che non conosco. Parlano in spagnolo. Poi mi viene incontro

- Allora?
- Ciao…
- …
- …
- Spostiamoci più in là, che ci vedono. Mi accompagni un pezzettino? Ma quanto sei bella? Sei così bella, anche oggi..
- Senti, per giovedì…
- Ho voglia di fare l’amore con te
- Anche io
- Giovedì, inventa una scusa, io ti aspetto
- Non so se posso, poi forse non…
- Mi sta aspettando dietro l’angolo
- Ok, allora io torno indietro: vado a casa, mi accompagna un collega
- Fatti abbracciare, sei bella… dai! allora a giovedì

Ma tu vuoi lei. Lei che è bella e brava. Lei è intelligente, ti capisce, ti aspetta, vive con te nella tua casa, ed è il tipo di ragazza che avresti sempre voluto avere al tuo fianco. E io non ho voglia di entrare in competizione, non ho voglia di essere l’altra. Eccola la mia scusa per giovedì. Per non venire.